L’Osservatorio Fratture da Fragilità è stato presentato dai suoi fondatori, il senatore Antonio Tomassini, la professoressa Maria Luisa Brandi e il professor Francesco Falez, che richiamano l’attenzione sulle dimensioni importanti del fenomeno, un’emergenza sanitaria che in Italia fa contare ogni anno 560 mila casi tra gli over 65.

Prof. Maria Luisa Brandi

Oggi, il tema di spicco è dato dalla valutazione degli impatti della pandemia da Covid-19 sui soggetti con fragilità ossea. Ma accanto a questo c’è la necessità di una rilevazione e di un dimensionamento coerente nel tempo delle fratture da fragilità «nelle loro differenziazioni regionali». E ancora, l’intenzione è sviluppare studi sull’intero Paese e le singole regioni «per registrare l’andamento numerico e statistico» di questi eventi, raccogliendo, analizzando e diffondendo opportune best practice in merito. Tutti i dati raccolti e le iniziative approntate vanno quindi messe a disposizione della politica e dei decisori per innescare altre ricerche. E non da ultimo per «creare un continuo interfaccia con pazienti, associazioni, clinici e altri stakeholder».

Da programma, l’Osservatorio è atteso al via dal gennaio del 2021 e i primi passi si identificano con la verifica «dei bisogni e delle esperienze già in atto» e del surplus di criticità inevitabilmente introdotto dal coronavirus.

«Negli ultimi due anni», ha detto la professoressa Maria Luisa Brandi, che presiede anche la Fondazione italiana per la ricerca sulle malattie delle ossa (FIRMO), «il progetto della Coalizione FRAME ha stimolato una grande attenzione sul tema della fragilità ossea e ha definito un Manifesto sociale sulle fratture da fragilità. Ha poi contribuito alla nascita dell’intergruppo parlamentare sull’argomento e dato impulso al processo di definizione delle linee guida sulle fratture da fragilità in collaborazione con l’ISS e ha promosso la nascita di PDTA regionali dedicati alla fragilità ossea. In questa epoca di pandemia da Covid-19 i pazienti fragili non sono stati più visitati, non sono stati operati, non sono stati curati farmacologicamente e questo ha contribuito a incrementarne il numero. Tutte queste considerazioni ci hanno guidato nell’identificazione dei primi progetti che l’Osservatorio intende mettere a punto».

Dalla coalizione all’Osservatorio

Citata da Brandi, FRAME è una coalizione cui fanno capo 18 associazioni di pazienti, due ordini professionali e sette società scientifiche che nelle regioni ha identificato il suo interlocutore programmatico privilegiato. L’intento è far sì che le fratture da fragilità acquistino priorità nelle agende politiche regionali e godano di Percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA) specifici. E che infine si identifichino piani di realizzazione delle unità di frattura specializzate FLS, sempre di respiro regionale. Una novità a livello internazionale, questa, perché coinvolge attori dalle competenze e vocazioni disparate: organizzazioni del sociale, medico-scientifiche, istituzioni. L’appuntamento rigorosamente online di presentazione dell’Osservatorio è servito per illustrare i primi passi pianificati per i dodici mesi a venire.

Sono «la Definizione di un modello epidemiologico regionale sull’incidenza delle rifratture di femore in pazienti oltre i 65 anni con fratture femorali; la Valutazione delle conseguenze della pandemia sulla mortalità dei pazienti fratturati di femore (o altre fratture maggiori da fragilità) e rifratture; l’Analisi d’impatto del Covid-19 su prevalenza d’uso e aderenza dei farmaci anti-fratturativi fra i pazienti con frattura primaria».

Anche in questa circostanza sono le cifre a dar ragione dell’entità del fenomeno e per ciò stesso del valore dell’operato di FRAME e dell’Osservatorio. Delle 560 mila fratture l’anno che interessano la popolazione italiana ultrasessantacinquenne è trattata farmacologicamente una percentuale che va dal 20 al 30%. Dei soggetti in trattamento il 50% sospende la terapia dopo sei mesi.

«Il clinico sa», ha commentato Brandi, «che i farmaci anti-fratturativi riescono a prevenire la seconda frattura in un numero di casi che va sino al 70% della popolazione in oggetto. Si vede bene, quindi, che con un aumento stimato delle fratture da fragilità pari al 25% da oggi al 2030, i numeri parlano da soli».

Uno strumento per la politica sanitaria e le istituzioni

Un’ulteriore riflessione è stata offerta dal professor Francesco Falez, past president della SIOT.

Prof. Francesco Falez

«Il continuo incremento epidemiologico delle fratture da fragilità conseguenti alla riduzione della qualità del tessuto scheletrico nel quadro clinico della osteoporosi ha reso necessario istituire uno strumento che permetteste non solo di monitorare costantemente l’andamento evolutivo di una condizione che coinvolge in maniera pandemica la popolazione mondiale, ma pure di creare modelli di studio e analisi con la volontà di avviare un Osservatorio che rappresenti un punto di incontro e confronto tra le realtà cliniche assistenziali e quelle politiche, troppo spesso disgiunte tra loro.
La sensibilizzazione e la corretta informazione degli organi governativi risulta fondamentale nella identificazione di percorsi e azioni di prevenzione e cura ma deve trovare giuste motivazioni e progetti di valenza sociale.
L’Osservatorio vuol porsi l’ambizioso scopo di essere lo strumento grazie al quale politica sanitaria e istituzioni possano attingere a dati certi e progettualità concrete nella lotta contro l’osteoporosi».

In sede di ufficializzazione della nascita dell’Osservatorio politica e istituzioni erano rappresentati durante anche da Maria Rizzotti (senatrice e presidente dell’intergruppo Fratture da fragilità); Rossana Boldi (vicepresidente della XII Commissione alla Camera dei Deputati) e da Annamaria Parente (presidente della stessa XII Commissione Sanità in Senato).
Quest’ultima ha sottolineato come il lavoro dell’Osservatorio «si inserisca alla perfezione a supporto delle tematiche sulle quali la riflessione politica sta ponendo la maggiore attenzione e cioè quelle della prevenzione, del diritto alla salute, della medicina di genere e, non da ultimo, dell’invecchiamento attivo».

Roberto Carminati

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