Strappo dei muscoli della coscia, PRP e aspirazione ematoma funzionano?

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Stiramenti di secondo grado ai flessori della coscia, al bicipite femorale e al muscolo semimembranoso e semitendinoso possono facilmente occorrere negli sportivi, che utilizzano in modo massiccio gli arti inferiori, dai corridori ai giocatori di calcio, tennis, basket, rugby, ai saltatori.
Quando si sperimenta uno strappo, i sintomi sono sempre molto chiari: si avverte subito un dolore forte e violento, che cresce con il grado della lesione, per poi avere uno spasmo muscolare.

Se la lesione è di grado 2 o superiore, il giocatore non riesce a proseguire la prova sportiva per limitazioni alla mobilità, mentre per lesioni di primo grado in teoria si può proseguire, anche se di norma è sconsigliato. Dopo un po’ di tempo si ha la formazione di un versamento di liquido e un ematoma, spesso esteso.

L’analisi clinica valuta, inoltre, la presenza di dolore alla palpazione e di uno scalino che si può percepire al tatto nella parte anteriore della coscia in prossimità della zona lesa. Tipicamente uno strappo non richiede interventi particolari, se non il riposo, l’uso di ghiaccio per 15-20 minuti ogni due o tre ore, un bendaggio compressivo e il tenere la gamba sollevata per far fluire il gonfiore. Al bisogno si possono usare farmaci antidolorifici e antinfiammatori. In ogni caso, prima di poter avviare la riabilitazione è necessario attendere che edema ed ematoma siano rientrati, il che può richiedere un tempo variabile, che dipende anche dal grado della lesione. Tra le modalità di trattamento sperimentali più innovative vi è anche l’uso del plasma ricco di piastrine (PRP), modalità che però è ancora poco raccontata in letteratura, almeno da studi consistenti. Inoltre, non esistono ancora approcci terapeutici ben standardizzati.

Ecco allora che un gruppo di ricerca della Thomas Jefferson University e del Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, ha cercato di colmare queste lacune con uno studio retrospettivo costruito ad hoc. Sotto la lente di ingrandimento, una metodica introdotta in ospedale a partire dal 2016, che consiste nell’aspirare l’ematoma che si genera in seguito alla lesione e nell’iniettare PRP a livello dello strappo generato. 55 gli atleti coinvolti: 27 trattati dopo il 2016 con il protocollo sopra descritto e gli altri 28 tra il 2013 e il 2015, con un approccio conservativo.

Gli autori hanno quindi messo a confronti gli esiti, in termini di tempo necessario per rientrare in campo e tasso di recidiva, tra i due gruppi.

I risultati mettono in evidenza la superiorità del nuovo approccio: i giorni necessari per tornare a giocare sono infatti scesi da 32.4 dell’approccio conservativo a 23.5 del nuovo metodo, mentre il tasso di recidiva è calato dal precedente 28,6% a meno del 4%. Johannes B. Roedl, uno degli autori dello studio, spiega che le lesioni ai muscoli hamstring sono tra i più comuni negli atleti. Queste lesioni hanno però spesso un esito sfavorevole.
Ora, alcuni sostengono che utilizzare plasma ricco di piastrine possa favorire la guarigione delle strutture ortopediche, ma come detto non c’era ancora evidenza che così fosse anche per i muscoli principali della coscia. Questo nuovo studio aumenta un poco le informazioni in nostro possesso, ma non è certo sufficiente a generare un’evidenza. Occorrono ulteriori conferme.

(Lo studio: Trunz LM, et al. Med Sci Sports Exerc. 2022;doi:10.1249/MSS.0000000000002758)

Stefania Somaré