Stampa 3D in ambito pediatrico, una review olandese

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L’ortopedia è uno degli ambiti in cui la stampa 3D ha preso maggiormente piede nel mondo: è utile per la produzione di ortesi, protesi e anche per la realizzazione di guide e strumentario personalizzato da utilizzare in chirurgia e di modelli specifici del paziente utili nella pianificazione preoperatoria. Vi sono, infine, applicazioni anche in sala operatoria.
Uno studio olandese evidenziato le possibili applicazioni della stampa 3D in ortopedia pediatrica, ponendo l’accento sulle caratteristiche richieste alle immagini di partenza per ottenere un buon risultato.

Lo studio ha visto la collaborazione dell’Erasmus Medical Centre/Sophia Children’s Hospital di Rotterdam e l’Amphia Hospital di Breda.
Il primo uso messo in evidenza dagli autori riguarda l’arto superiore, in particolare nel trattamento di bambini con compromissione della rotazione dopo fratture malunion dell’avambraccio: in questo ambito la letteratura sostiene il vantaggio dell’uso della stampa 3D, capace di migliorare la correzione degli angoli errati tra le ossa dell’avambraccio, di ridurre il dolore e migliorare la presa dei pazienti.
Questi studi hanno però un basso livello di evidenza, non essendo mai randomizzati e controllati; manca quindi l’elemento di confronto con gli esiti ottenuti utilizzando il percorso operatorio tradizionale.

C’è un’altra situazione dell’arto superiore che richiede l’intervento della stampa 3D: le deformità del gomito in varo. Qui l’approccio 3D è molto importante.
Gli autori fanno riferimento a due studi randomizzati presenti in letteratura: in entrambi si osserva la riduzione del tempo operatorio grazie all’uso di guide per osteotomia personalizzate stampate in 3D o di modelli 3D del paziente.
Nel primo caso si ha, inoltre, riduzione della perdita di sangue e grande soddisfazione dei pazienti. Tuttavia, entrambi gli studi non riportano l’esito di maggiore interesse clinico, ovvero il miglioramento della funzionalità del braccio.
Passando all’arto inferiore, gli autori hanno valutato la letteratura sia nella cura delle deformità del piede sia in quella di problematiche della testa del femore.
Nel primo caso la stampa 3D è utile per progettare al meglio l’intervento sul piede, mentre nel secondo consente quantomeno di ridurre il tempo operatorio e l’esposizione alle radiazioni della fluoroscopia, entrambi esiti di grande interesse. Infine, come non parlare dell’uso della tecnologia 3D per la progettazione e realizzazione di protesi leggere, adatte ai più piccoli: queste possono inoltre essere decorate secondo il gusto del suo utente, rendendogli così più facile sentirsi a proprio agio.

Utile anche utilizzare questa tecnologia per realizzare tutori per le fratture dell’avambraccio: questi si sono dimostrati più efficaci dei metodi tradizionali.
Ci sono però criticità da risolvere. La prima, secondo gli autori, è il tempo necessario per produrre un modello 3D partendo dalle immagini diagnostiche e per la stampa: tempo che si sta riducendo nel tempo, ma che ancora rende difficile utilizzare la tecnologia in situazioni di emergenza.
Infine, occorre ricordare che al momento la tecnica di imaging elettiva per la tecnologia 3D è la TC, che comunque sottopone il piccolo paziente a radiazioni: sarebbe quindi utile riuscire a sostituirla con la risonanza magnetica.

La ricerca continua a muoversi in queste direzioni, ma sono necessari fondi… e per ottenerli, concludono gli autori, servono forti evidenze di efficacia. Il che significa che devono essere condotti ulteriori studi, con livelli di evidenza maggiori: solo così gli investitori si sentiranno tranquilli nel finanziare ulteriormente le ricerche di applicazione della stampa 3D all’ortopedia pediatrica.

(Lo studio: Goetstouwers S, Kempink D, The B, Eygendaal D, van Oirschot B, van Bergen CJ. Three-dimensional printing in paediatric orthopaedic surgery. World J Orthop 2022; 13(1): 1-10 [PMID: 35096533 DOI: 10.5312/wjo.v13.i1.1])

Stefania Somaré