La medicina fisica e riabilitativa si conferma tra le specializzazioni maggiormente richieste dai giovani medici italiani. Secondo i dati sulle prime assegnazioni delle borse di specializzazione 2026, raccolti da Als Anaao giovani, risulta assegnato l’85% dei 394 posti messi a bando per la medicina fisica e riabilitativa.

Un risultato che colloca la disciplina tra quelle con il più elevato livello di copertura dei posti disponibili e che assume particolare rilievo in un quadro nazionale in cui diverse specializzazioni registrano percentuali molto elevate di borse non assegnate.

Il dato evidenzia una crescente attrattività della medicina fisica e riabilitativa per le nuove generazioni di medici. Alla pluralità degli sbocchi professionali – dall’ospedale ai servizi territoriali, dalle strutture riabilitative al settore accreditato e privato – si accompagna, infatti, un campo di intervento molto ampio, che comprende la riabilitazione neurologica e muscoloscheletrica, le condizioni croniche, la fragilità e la disabilità.

Iolascon (Simfer): «Ora puntare sulle scuole di specializzazione»

Per Giovanni Iolascon, presidente Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa), il risultato rappresenta un segnale positivo, ma, al contempo, richiama il sistema della formazione specialistica a una responsabilità precisa: trasformare l’interesse dei giovani in una solida identità professionale.

«A rendere attrattiva la medicina fisica e riabilitativa – spiega il presidente Simfer – contribuisce certamente la varietà dei suoi sbocchi professionali. Il fisiatra può lavorare in ospedale, nei servizi territoriali e nelle strutture riabilitative, nel settore pubblico, in quello accreditato e nel privato. Può, inoltre, sviluppare competenze in ambiti molto diversi: dalla riabilitazione neurologica e muscoloscheletrica alla gestione delle condizioni croniche, della fragilità e della disabilità. Per un giovane medico, la possibilità di costruire percorsi professionali differenti, senza essere vincolato esclusivamente all’impiego pubblico, può rappresentare un elemento importante nella scelta della specializzazione».

C’è anche una dimensione più profonda da considerare, aggiunge Iolascon: «Scegliere la medicina fisica e riabilitativa significa scegliere una medicina che non si limita a curare una malattia, ma si assume la responsabilità di accompagnare una persona nel recupero del proprio funzionamento e, quindi, del proprio ruolo nella famiglia e nella società. Il dato sulle nuove generazioni di medici è quindi certamente incoraggiante. Ma rappresenta anche una responsabilità per chi si occupa della loro formazione. Se la MFR diventa più attrattiva, dobbiamo essere capaci di offrire scuole di specializzazione che non trasmettano soltanto conoscenze e competenze tecniche, ma anche una precisa identità professionale: quella di un medico specialista del funzionamento, capace di guidare percorsi complessi, lavorare in équipe e mantenere la persona — e non semplicemente la patologia — al centro delle proprie decisioni».

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