Riabilitazione post-ictus: uno studio svizzero

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La riabilitazione successiva a un ictus cerebrale è fondamentale per consentire ai pazienti di recuperare – totalmente o in parte, a seconda della gravità dell’evento – la propria autonomia.
La riabilitazione è quindi un tassello fondamentale del percorso terapeutico di questi pazienti. Sono molte le vie che possono essere utilizzate per realizzare questo percorso, dall’uso di robot riabilitativi ed esoscheletri alla terapia manuale, passando per la realtà virtuale: tutte metodologie che possono essere integrate tra loro per ottenere il massimo risultato possibile.

La rivista PloS One ha pubblicato uno studio multicentrico svizzero (Schuster-Amft C, Eng K, Suica Z, Thaler I, Signer S, Lehmann I, et al. (2018) Effect of a four-week virtual reality-based training versus conventional therapy on upper limb motor function after stroke: A multicenter parallel group randomized trial. PLoS ONE 13(10)) che ha il suo focus proprio nella riabilitazione con realtà virtuale. In particolare lo studio si è concentrato sul recupero dell’arto superiore e ha voluto confrontare i risultati ottenuti con l’uso della realtà virtuale con quelli dati dalle terapie convenzionali.

Allo studio hanno partecipato 54 pazienti di tre ospedali riabilitativi svizzeri (University hospital Inselspital Bern, Buergerspital Solothurn e Reha Rheinfelden), tra cui 15 femmine, di età compresa tra 20 e 81 anni. La richiesta era che l’evento ictus fosse avvenuto almeno 6 mesi prima. I partecipanti sono stati divisi in 2 gruppi: 22 hanno seguito una riabilitazione con realtà virtuale e 32 quella tradizionale, fatta di fisioterapia e terapia occupazionale.

Il training virtuale poteva essere calibrato sui pazienti dagli operatori che di volta in volta potevano scegliere la difficoltà del movimento e anche la modalità di interazione del paziente. A volte era richiesto di effettuare un movimento reale con l’arto superiore o la mano, altre volte, invece, è stato usato il sistema specchio o la sola osservazione per allenare il cervello.

In entrambi i casi, i partecipanti hanno seguito 16 sessioni da 45 minuti, distribuite in 4 settimane. L’obiettivo dello studio era verificare, come detto, l’efficacia della realtà virtuale per stabilire se sia possibile utilizzarla nei percorsi di riabilitazione da ictus cerebrale, magari come terapia a casa.

Ecco i risultati dello studio: le due tipologie di training hanno dato effetti molto simili nei due gruppi.
In entrambi i casi i massimi miglioramenti si sono verificati nelle prime due settimane di training e, comunque, gli effetti sono durati almeno fino alla fine dei due mesi di follow-up. I ricercatori hanno però osservato che i pazienti con esiti più lievi da ictus hanno giovato maggiormente del percorso in realtà virtuale rispetto agli altri.
Ciò suggerisce che questo genere di riabilitazione possa essere più adatto a questa tipologia di pazienti.

Stefania Somaré

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