Realtà virtuale per il mal di schiena

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Il crescere di soggetti che soffrono di mal di schiena nel mondo, unito all’esigenza di individuare strategie riabilitative non solo efficienti, ma anche divertenti e quindi in grado di conquistare il paziente e aumentarne l’aderenza terapeutica, ha portato da qualche anno allo studio della realtà virtuale come strumento di supporto alla riabilitazione. La letteratura presenta già molte ricerche che, nel complesso, indicano la realtà virtuale come efficace, ma gli studi proseguono, divenendo sempre più dettagliati.

Uno studio statunitense si è concentrato proprio sull’uso della realtà virtuale a casa da parte di soggetti che soffrono di mal di schiena cronico, una delle principali cause di assenza da lavoro al mondo. Il razionale di questo studio si basa sui risultati di uno precedente condotto dallo stesso team: nel primo lavoro gli autori avevano valutato gli effetti di una riabilitazione in realtà virtuale di due mesi su pazienti con mal di schiena, con esiti positivi.

A sinistra realtà virtuale, a destra finto visore (credit: Garcia et al.)

Più nel dettaglio, lo studio randomizzato controllato e in doppio cieco aveva coinvolto alcuni pazienti, dividendoli in due gruppi: uno ha seguito un programma riabilitativo con un vero dispositivo di realtà virtuale, mentre gli altri un percorso affiancato da un finto dispositivo di realtà virtuale, capace di rimandare al paziente solo immagini 2D relative ad ambienti naturali. In entrambi i casi, c’erano anche musiche rilassanti. Dall’esterno, i due sistemi sembravano uguali in tutto e per tutto. Inoltre, i pazienti hanno seguito programmi riabilitativi simili in durata, numero sessioni, indicazioni ricevute e così via. Le differenze individuate riguardano quindi solo la presenza o meno di “immersione” nell’ambiente virtuale. A onor del vero, entrambi i gruppi hanno visto migliorare il dolore e anche altri aspetti della qualità di vita, ma dal punto di vista funzionale, gli esiti degli score calcolati dei pazienti trattati con realtà virtuale erano superiori agli altri. Cosa succede, però, nei mesi successivi l’intervento? Per scoprirlo, gli autori hanno avviato questo secondo studio che mette sempre a confronti gli esiti di due gruppi, uno trattato con realtà virtuale e uno con una falsa realtà virtuale.

I pazienti, 188 in tutto, sono stati seguiti poi per un follow-up di sei mesi. Lo studio riporta lo stato di salute dei pazienti, riferito al mal di schiena ovviamente, a tre mesi dalla fine del percorso riabilitativo. Da sottolineare che gli autori non hanno somministrato ai pazienti alcuni supporto nei mesi di follow-up, in termini di istruzioni per facilitare la gestione dello stress e così via: l’intento era infatti di valutare gli effetti della sola riabilitazione in realtà virtuale.

Ecco gli score presi in considerazione: “The Defense and Veterans Pain Rating Scale (DVPRS)” per l’intensità del dolore, “The DVPRS interference scale” per valutare l’interferenza del dolore su sonno, umore e stress, “The NIH PROMIS” per valutare le funzioni fisiche e il disturbo del sonno. Bene, gli esiti dello studio sono interessanti: dopo tre mesi di follow-up, infatti, una percentuale maggiore di pazienti trattati con realtà virtuale notava ancora dei benefici, con dolori alla schiena migliorati rispetto al passato: ciò potrebbe indicare che gli esiti riabilitativi durano nel tempo.

Insomma, gli esiti sono buoni, soprattutto considerando che lo studio è stato condotto durante i mesi di lockdown, quando lo stress e la paura generata dalla pandemia hanno spesso esacerbato i mal di schiena che, è noto, hanno una forte componente psicosociale. Eppure, questo effetto sembra non essere presente in questo studio. Gli autori pensano che chi ha partecipato si è sentito seguito, nonostante la condizione esterna la loro casa. Infine, gli autori sottolineano che il loro studio è geograficamente ben distribuito, avendo accettato pazienti da 40 degli Stati degli USA e che rimanda già esiti real world, essendo stato condotto nelle case dei pazienti.

(Lo studio: Garcia LM, et al. J Pain. 2021;doi:10.1016/j.jpain.2021.12.002)

Stefania Somaré