Protesi di ginocchio di nuova generazione progettate per replicare la biomeccanica naturale dell’articolazione, chirurgia dell’anca sempre meno invasiva, tecnologie di realtà virtuale e aumentata per guidare gli interventi e nuove strategie biologiche per migliorare la riparazione dei tendini della spalla. Sono queste alcune delle principali novità in ambito ortopedico emerse all’Annual Meeting dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS) che si è appena svolto a New Orleans (Stati Uniti).

Pietro Simone Randelli, presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), direttore della clinica ortopedica dell’Istituto Gaetano Pini di Milano e Ordinario di Ortopedia presso l’Università degli Studi di Milano, ha guidato la delegazione italiana, invitato come relatore al simposio internazionale dal presidente dell’AAOS, Annunziato Amendola.

«Anche quest’anno sono emerse innovazioni che stanno cambiando profondamente la pratica clinica: da un lato tecnologie sempre più sofisticate che migliorano la precisione chirurgica, dall’altro un’attenzione crescente alla biomeccanica naturale delle articolazioni e alla biologia dei tessuti, con l’obiettivo di ottenere risultati sempre migliori per i pazienti», le parole di Randelli.

Tra i temi di maggiore interesse emersi dal congresso vi sono importanti sviluppi nel campo della chirurgia protesica del ginocchio e dell’anca, delle tecnologie digitali applicate alla chirurgia ortopedica e della chirurgia della spalla con soluzioni biologiche.

Innovazione nelle protesi di ginocchio

Uno dei temi più discussi ha riguardato l’evoluzione del design delle protesi totali di ginocchio, in particolare i sistemi più innovativi a pivot mediale, ideati originariamente da Michael Freeman. Queste protesi sono progettate per replicare più fedelmente la biomeccanica naturale del ginocchio: durante il movimento, infatti, l’articolazione ha un punto di rotazione stabile nel compartimento mediale del ginocchio, mentre la regione laterale del femore compie un movimento di scorrimento.

Negli ultimi anni questo tipo di impianto si sta diffondendo sempre di più nella pratica clinica internazionale, negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa, grazie ai risultati promettenti in termini di stabilità articolare, funzionalità e soddisfazione dei pazienti.

«Le protesi a pivot mediale rappresentano un’evoluzione importante nella chirurgia del ginocchio – ha spiegato Randelli –. Riproducendo in modo più realistico la cinematica dell’articolazione, consentono una maggiore stabilità e una sensazione di movimento più naturale per il paziente. Inoltre, l’utilizzo sempre più frequente di impianti non cementati che favoriscono l’osteointegrazione potrebbe contribuire a migliorarne ulteriormente la durata nel tempo».

Innovazione nella protesi d’anca

Al congresso si è discusso anche dell’evoluzione delle tecniche chirurgiche per l’impianto delle protesi totali d’anca, con la crescente diffusione dell’approccio anteriore mini-invasivo che, a differenza degli accessi tradizionali, consente di raggiungere l’articolazione attraverso un piano naturale tra i muscoli senza doverli sezionare o distaccare.

«Questa tecnica permette di preservare la muscolatura, ridurre il trauma chirurgico e favorire un recupero più rapido, consentendo ai pazienti di tornare prima e meglio alle attività quotidiane e ad una vita più attiva», ha sottolineato Randelli.

Realtà aumentata e virtuale in ortopedia

Tra le innovazioni più promettenti presentate al congresso vi è anche l’utilizzo delle tecnologie di realtà virtuale (VR), realtà aumentata (AR) e realtà mista (MR). Questi sistemi consentono ai chirurghi di visualizzare modelli tridimensionali dell’anatomia del paziente direttamente durante l’intervento, migliorando la precisione nella riduzione delle fratture e nel posizionamento degli impianti.

In alcune applicazioni di realtà mista diventa possibile eseguire procedure di sintesi delle fratture riducendo significativamente l’uso intraoperatorio dei raggi X, diminuendo l’esposizione a radiazioni sia per il paziente sia per l’équipe chirurgica.

«L’integrazione tra imaging avanzato, ricostruzioni tridimensionali e realtà aumentata consentirà interventi sempre più precisi e personalizzati, migliorando la sicurezza e i risultati clinici», ha evidenziato Randelli.

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