Protesi completa di ginocchio e lesioni ai reni

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Protesi completa di ginocchio e lesioni ai reni
 

Una delle possibili complicazioni di un intervento di protesizzazione completa di ginocchio è l’impatto che le anestesie possono avere sui reni, determinandone danni anche gravi.
Uno studio statunitense (Charat Thongprayoon et al. Acute Kidney Injury in Patients Undergoing Total Hip Arthroplasty: A Systematic Review and Meta-Analysis. J. Clin. Med. 2019, 8(1), 66) ha utilizzato lo strumento della metanalisi per valutare la reale incidenza di lesioni renali a seguito di artroplastica completa di ginocchio, partendo da studi già presenti in Medline, Embase e nel Cochrane Database e compresi tra il 2012 e il 2018.

Solo 17 studi hanno soddisfatto tutte le caratteristiche stabilite dai ricercatori e sono stati quindi usati per la metanalisi.
Il numero totale dei pazienti coinvolti è elevato, pari a 24.158. Il 6,3% di questi ha subito lesioni renali a seguito dell’intervento ortopedico, mentre lo 0,5% ha dovuto essere sottoposto a dialisi per lesioni gravi.

Un’ulteriore analisi condotta su sottogruppi legati ai Continenti ha permesso di stilare una sorta di classifica: l’incidenza di lesioni renali a seguito di artroplastica totale di ginocchio è del 9,2% in Asia, dell’8,1% in Australia, del 7,4% in Europa e del 2,8% in Nord America. Nessun dato è stato raccolto per il Sud America e l’Africa.
Lo studio ha inoltre individuato una forte correlazione negativa tra l’incidenza di queste lesioni renali e l’anno di pubblicazione dello studio.

Uno degli autori dello studio, Sohail Abdul Salim della divisione di Nefrologia del Dipartimento di Medicina dello University of Mississippi Medical Center a Jackson, ha dichiarato: «le persone più anziane, quelle con un BMI più alto, con patologie renali croniche preesistenti e diabete sono più a rischio e i medici e specialisti devono porre maggiore attenzione a questi soggetti, per esempio modificando l’abitudine di utilizzare farmaci nefrotossici come antifiammatori non steroidei e farmaci per l’ipotensione. Inoltre, sono richiesti nuovi protocolli per intervenire in sicurezza anche su questi pazienti per far diminuire ulteriormente l’incidenza di AKI».

Salim ha inoltre riconosciuto alcuni limiti dello studio condotto, in primis la presenza di eterogeneità tra i pazienti coinvolti. Si tratta di un primo passo: fin qui erano stati condotti studi che coinvolgevano diverse articolazioni e non una sola, resta altro lavoro da fare.

Stefania Somaré

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