I pazienti affetti da malattia di Parkinson tendono a sviluppare, nel tempo, il cosiddetto freezing of gate, una sorta di blocco (congelamento) del cammino che ne altera la normale fluidità. Il sintomo si presenta soprattutto in alcuni frangenti, come all’inizio del cammino, quando si deve cambiare direzione, quando si è in prossimità spazi ristretti o ostacoli. Poter monitorare questo sintomo è importante, perché esso è causa di un aumento del rischio di caduta.

Uno studio condotto presso l’Irccs Ospedale San Camillo di Venezia, la Fondazione Santa Lucia di Roma e l’Università di Ioannina (Grecia), ha presentato un nuovo sistema di monitoraggio del freezing of gait basato sull’utilizzo di un paio di plantari in grado di registrare numerosi parametri del cammino, come velocità, distribuzione della forza peso sulla pianta del piede, lunghezza e cadenza del passo (Marcante A, Di Marco R, Gentile G, Pellicano C, Assogna F, Pontieri FE, Spalletta G, Macchiusi L, Gatsios D, Giannakis A, Chondrogiorgi M, Konitsiotis S, Fotiadis DI, Antonini A. Foot Pressure Wearable Sensors for Freezing of Gait Detection in Parkinson’s Disease. Sensors (Basel). 2020 Dec 28;21(1):128. doi: 10.3390/s21010128. PMID: 33379174; PMCID: PMC7794778).

Tali plantari, progettati e realizzati in Germania, contengono ciascuno 13 sensori di pressione, dei sensori inerziali, una batteria ricaricabile, una memoria digitale e sono in grado di comunicare wireless con un software dedicato.

Il sistema è stato testato su 20 pazienti affetti da Parkinson (10 a Venezia, 5 a Roma e 5 in Grecia), ai quali è stato chiesto di indossare i plantari all’interno delle calzature e di seguire un protocollo di validazione diviso in 8 sessioni videoregistrate.

Durante ciascuna sessione registrata, i pazienti hanno svolto dei test clinici motori e delle attività di vita quotidiana, come aprire e chiudere una porta o bere un bicchiere d’acqua.

Delle 160 registrazioni previste, 140 sono state portate a termine correttamente.

I video sono stati quindi analizzati da un esperto per individuare gli episodi di freezing della marcia. Tali episodi sono stati poi confrontati con quelli individuati automaticamente attraverso un algoritmo sviluppato appositamente dal team Movement Disorders dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con l’azienda produttrice dei plantari.

Lo studio, condotto nel contesto del più ampio Progetto di ricerca Europeo PD_manager, ha evidenziato che il sistema di monitoraggio testato è in grado di individuare correttamente oltre il 90% degli eventi di freezing della marcia, mostrando un tasso di falsi positivi pari al 6% e uno di falsi negativi del 4%.

Rispetto agli altri sistemi di monitoraggio basati solo su sensori inerziali, questo sistema, registrando i cambiamenti della distribuzione del peso sulla pianta del piede, è inoltre in grado di rilevare gli episodi di freezing più gravi, durante i quali il paziente non riesce nemmeno a staccare il piede da terra.

I ricercatori hanno infine valutato anche il comfort delle solette percepito dai pazienti, fattore essenziale perché queste vengano davvero indossate in un setting quotidiano: anche questo test è andato a buon fine. I risultati sono senza dubbio incoraggianti, anche perché basati su un buon numero di registrazioni.

Secondo gli autori, dati i risultati, le solette potrebbero essere considerate uno strumento da includere nei percorsi di cura e monitoraggio dei pazienti affetti da Parkinson, oltre che utilizzabile per fini di ricerca clinica.

I plantari inoltre potrebbero essere integrati nel contesto di un più ampio sistema di monitoraggio, basato su dispositivi indossabili (es. telefono cellulare, smartwatch), che preveda la rilevazione anche di altri sintomi cardine della malattia, come tremore, discinesie e bradicinesia. Gli stessi plantari, infine, possono trovare numerose altre possibilità di utilizzo nei più disparati settori della medicina e dello sport che richiedono un’analisi del cammino rapida e portatile.

Stefania Somaré

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