Piede piatto, review sulle ortesi in età pediatrica

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Il piede piatto ha una prevalenza in età pediatrica del 15%, il che significa che interessa un numero abbastanza elevato di bambini. Per fortuna, solo di rado crea dolore e problemi nel passo.

In questi casi si può intervenire con l’uso di tutori e, nei pazienti più gravi, anche con la chirurgia: questa opzione è da tenere in considerazione solo nei soggetti che ne hanno reale esigenza.

Una revisione condotta tra Australia e Nuova Zelanda cerca di valutare i benefici dei vari tutori disponibili sul piede piatto pediatrico.
16 gli studi presi in considerazione, per un totale di 1058 bambini di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, tutti con piede piatto flessibile. Alcuni di questi soggetti sono asintomatici, altri hanno artrite giovanile idiopatica, altri sono sintomatici o presentano disordini dello sviluppo della coordinazione (DCD).

Gli outcome presi in considerazione dagli autori sono “dolore”, “funzionalità”, “qualità di vita”, “successo del trattamento” e, infine, “eventi avversi”. Gli strumenti curativi utilizzati negli studi inseriti nella revisione sono “tutori di piede”, “scarpe”, “esercizi di riabilitazione” e “stimolazione elettrica neuromuscolare”. Gli autori si sono concentrati in particolare sul confronto tra tutori di piede e falsi, tutore di piede e scarpe, tutore di piede personalizzato e tutore prefabbricato.

Purtroppo, data la grande eterogeneità tra i dati dei vari studi, gli autori non hanno potuto metterli tutti insieme, ma hanno dovuto lavorare in modo differente… come conseguenza, le poche evidenze individuate dalla revisione vanno considerate come di bassa qualità, se non di qualità minima. Vediamo comunque a quali conclusioni sono giunti.

La prima è che i tutori di piede sembrano essere più efficienti delle scarpe ortopediche nel migliorare il sintomo doloroso e la funzionalità del piede piatto, soprattutto in soggetti con artrite giovanile idiopatica… non è però possibile dire con certezza se i tutori personalizzati siano effettivamente più efficienti di quelli prefabbricati.

Un problema, perché i primi sono molto più costosi e quindi ha senso utilizzarli solo se il rapporto costo beneficio è a favore del beneficio. Le cose sono ancora più evidenti in soggetti con piede piatto ma asintomatici e comunque sani: in questi casi la revisione conferma quanto già affermato da un precedente lavoro del 2010… è inutile prescrivere tutori di piede personalizzati, perché non esiste dato che siano migliori di quelli prefabbricati.

Secondo gli autori, inoltre, si dovrebbe evitare di continuare a studiare il piede piatto in soggetti sani, piuttosto concentrando le risorse economiche dedicate alla ricerca sui piedi dolenti e che limitano la funzionalità del passo e su soggetti con patologia, che sia la già citata artrite giovanile idiopatica piuttosto che la paralisi cerebrale, il piede equino varo congenito, la trisomia del cromosoma 21 o il piede di Charcot.

Ecco perché gli autori concludono che, in futuro, concentreranno i propri sforzi solo piedi pediatrici con condizioni di salute rilevanti. Questo è un approcio che potrebbe permettere di allestire studi di maggiore qualità nelle popolazioni di pazienti con patologie che possono alterare la struttura del piede e di arrivare quindi a delle evidenze chiare che permettano di scrivere Linee Guida utili al clinico e al riabilitatore. Il rischio, in caso contrario è di sprecare risorse umane ed economiche.

Un problema, soprattutto in Paesi come il nostro, dove la spesa nazionale dedicata alla ricerca è sempre troppo bassa e inferiore, certamente, a quella di altri Paesi. La presente revisione è stata condotta dalla La Trobe University di Melbourne e dalla Università di Newcastle di Ourimbah, in Australia, e dall’AUT University di Auckland, in Nuova Zelanda.

(Lo studio: Evans AM, Rome K, Carroll M, Hawke F. Foot orthoses for treating paediatric flat feet. Cochrane Database Syst Rev. 2022 Jan 26;1(1):CD006311. doi: 10.1002/14651858.CD006311.pub4. PMID: 35080267; PMCID: PMC8790962)

Stefania Somaré