Il piede piatto è indotto da un ipervalgismo del retropiede che coinvolge anche il tendine tibiale posteriore, la cui disfunzione favorisce la progressione di questa deformità.
Uno studio cinese ha voluto indagare quale sia l’influenza di un tendine tibiale posteriore debole sul piede piatto di un paziente adulto che porta plantari ad hoc (Peng Y, Wang Y, Wong DW, Chen TL, Zhang G, Tan Q, Zhang M. Extrinsic foot muscle forces and joint contact forces in flexible flatfoot adult with foot orthosis: A parametric study of tibialis posterior muscle weakness. Gait Posture. 2021 May 10;88:54-59. doi: 10.1016/j.gaitpost.2021.05.009. Epub ahead of print. PMID: 33991769).

I ricercatori hanno coinvolto 15 adulti con piede piatto, alcuni con plantari e altri no, e ne hanno studiato il passo, catturandone i momenti salienti con un sistema apposito: hanno quindi utilizzato i dati ottenuti per guidare la successiva modellazione muscolo-scheletrica e stimare la forza articolare e le forze muscolari estrinseche della gamba. Gli autori hanno modulato la forza del tendine tibiale posteriore tra il 40% e il 100%, osservando i cambiamenti conseguenti nel modello. Le analisi evidenziano che un tendine tibiale posteriore debole porta a un aumento della forza esercitata sulla caviglia a livello supero-inferiore e a una diminuzione di quella antero-posteriore e, contemporaneamente, a un aumento della forza del flessore lungo dell’alluce e del flessore lungo delle dita. Ciò accade probabilmente per compensare la debolezza del tendine tibiale posteriore e non caricare troppo le articolazioni.
D’altra parte, lo studio conferma anche la capacità dei plantari di riportare la situazione all’equilibrio, di fatto evitando una progressione della deformità, o rallentandola.

Stefania Somaré

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