Paralisi cerebrale infantile e riabilitazione robotica

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Nei Paesi occidentali 2-3 nati ogni 1.000 soffrono di paralisi cerebrale infantile, una condizione che comporta gravi danni alla comunicazione tra cervello e muscoli, con alterazioni del tono muscolare, dei movimenti e delle abilità motorie.
I bambini con questa patologia hanno limitata capacità di muoversi in modo coordinato e intenzionale; inoltre, possono presentare danni cognitivi, alterazioni a livello degli organi di senso e problemi nella respirazione, nella funzione intestinale, a livello di vescica, di alimentazione e di linguaggio. Data la grande variabilità delle condizioni di questi pazienti, occorre individuare da subito un programma terapeutico altamente personalizzato, che nel tempo tenga conto anche del carattere del bambino e del contesto famigliare in cui vive.

I famigliari andrebbero sempre coinvolti nel percorso terapeutico, composto da varie parti: psicomotricità, logopedia, fisioterapia, riabilitazione occupazionale, ortesi, farmaci e, se necessario, chirurgia.

L’intento è permettere al bambino di sviluppare le abilità latenti e raggiungere una buona qualità di vita, e dove possibile, autonomia. Sono molti gli studi in atto, compresi quelli relativi all’uso della riabilitazione robotica.
Uno studio slovacco, in particolare, si concentra sulla riabilitazione del passo assistita da robot in pazienti con una spasticità bilaterale. 97 i pazienti coinvolti, di età compresa tra i 3,7 e i 27 anni: questi sono stati seguiti per 12 mesi, periodo durante il quale hanno eseguito da 1 a 4 blocchi di allenamento al passo robot assistito.

Gli autori hanno valutato una serie di parametri del Gross Motor Function Measure (GMFM-88): velocità prima e dopo l’allenamento; stare sdraiati e rotolare; sedersi; strisciare e gattonare; alzarsi; camminare, correre e saltare. L’intento era di verificare se l’allenamento robotico permettesse di raggiungere dei miglioramenti: lo studio sembra dare risposta positiva.

Gli autori hanno visto miglioramenti clinici significativi e validi da un punto di vista statistico. Dal momento che ciò che manca è, a loro parere, è l’indicazione su intensità dell’allenamento, velocità e così via, i ricercatori hanno anche cercato correlazioni di questo genere: usando la correlazione e l’analisi per regressione hanno trovato associazioni significative tra il numero delle unità terapeutiche eseguite, la gravità della disabilità e i miglioramenti nelle funzioni motorie.
Questi sono, a loro parere, gli aspetti da tenere in considerazione e, comunque, durata della riabilitazione robotica per sessione, frequenza e intensità potrebbero essere fattori chiave per ottenere il successo terapeutico.

D’altronde la riabilitazione robotica funziona proprio così: permettendo al paziente di ripetere uno stesso gesto più e più volte, con la stessa intensità e con motivazione, così da dare modo al cervello di riorganizzare le proprie sinapsi e trovare nuove soluzioni.
Anche in Italia si è parlato di riabilitazione robotica per i pazienti con questa patologia: siamo in attesa di leggere i risultati ufficiale della Conferenza Nazionale di Consenso “CICERONE – La riabilitazione assistita da robot e dispositivi elettromeccanici per le persone con disabilita di origine neurologica”.

(Lo studio: Klobucká S, Klobucký R, Kollár B. The effect of patient-specific factors on responsiveness to robot-assisted gait training in patients with bilateral spastic cerebral palsy. NeuroRehabilitation)

Stefania Somaré

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