Ortesi KAFO e blocco del ginocchio

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Tra i tutori più prescritti nei pazienti con forti disabilità motorie o instabilità degli arti inferiori ci sono le ortesi KAFO (knee-ankle-foot orthosis).
Uno studio condotto dalla Scuola di Scienze Riabilitative del College di Medicina dell’Università di Saskatchewan in Canada valuta gli effetti a lungo termine di questi dispositivi, con particolare riferimento a quelli con blocco del ginocchio in estensione. Si tratta di dispositivi che impediscono il movimento articolare del ginocchio e richiedono di essere sbloccati manualmente per sedersi, per esempio.

Le indicazioni per la prescrizione di un KAFO bloccato sono chiare: l’anca o il ginocchio devono avere contratture in flessione superiori ai 10°; la lunghezza degli arti inferiori deve avere una sifferenza superiore ai 15 centimetri; la variazioni in varo o in valgo deve superare i 10°; il peso corporeo deve essere superiore ai 125 chili; la forza della muscolatura dell’anca deve essere inferiore a 3; gli arti inferiori sono fragili; la disabilità è bilaterale; il paziente necessita di carico ischitico; ci sono disordini di natura cognitiva o psicologica.

Per gli altri soggetti, esistono KAFO stance control, che permettono al ginocchio di effettuare alcuni movimenti, rendendo il passo più simmetrico e naturale.
Tuttavia, secondo il team canadese, questi ultimi tutori sono poco prescritti, a favore di quelli con blocco del ginocchio. Eppure, a lungo andare questi tutori potrebbero addirittura dare effetti negativi.

Il primo riguarda l’aumento del rischio di inciampo e caduta, dato dall’asimmetria di un passo eseguito con una gamba bloccata in estensione… asimmetria che si può tradurre anche in dolore e deformità per altri distretti corporei, costretti a compensare la mancanza dell’azione del ginocchio. Anche la fatica aumenta. Per ovviare a questa situazione, spesso i pazienti con KAFO usano anche un bastone o un altro sostegno.

Inoltre, i KAFO bloccanti rendono difficile al paziente di attenuare correttamente l’impatto delle forze di reazione del piede con il suolo: nel tempo ciò si traduce in dolore lombare e degenerazione delle cartilagini dell’arto inferiore e della colonna. Anche la cute risente di questo tutore, sviluppando lesioni e dermatite. Infine, un’articolazione non utilizzata si “atrofizza” in un certo senso, perde di forza, influenzando il benessere di tutto l’arto… per esempio, favorendo lo sviluppo di osteoporosi.

Occorre quindi porre estrema attenzione alla costruzione di questi dispositivi, scegliendo i materiali più appropriati e personalizzando per esempio la capacità di reazione al suolo. Inoltre, i pazienti che devono utilizzare i KAFO con blocco del ginocchio devono essere consapevoli dell’importanza di fare esercizio fisico mirato a mantenere il corpo in equilibrio; si possono utilizzare anche sistemi di allenamento passivo o tipi specifici di stimolazione, come quella aptica.

Servono però, a detta degli autori dello studio, anche cambiamenti nelle politiche sanitarie per permettere a chi potrebbe usare i KAFO stance control di farlo, dato che portano meno problemi a lungo termine.

(Lo studio: Front. Rehabil. Sci., 04 May 2023 Sec. Rehabilitation Engineering Volume 4 – 2023 | https://doi.org/10.3389/fresc.2023.1138792)