Nuovo robot chirurgico per TKA sperimentato a Casale Monferrato

0
107

Nel 20% dei casi i pazienti sottoposti ad artroplastica totale di ginocchio (TKA) non sono soddisfatti del risultato ottenuto, vuoi perché non recuperano la completa funzionalità articolare, vuoi perché continuano a sentire dolore.
Parte di questa insoddisfazione può essere legata a una cattiva comunicazione preoperatoria da parte dello specialista rispetto ai risultati raggiungibili con l’intervento stesso, ma ci sono casi nei quali, effettivamente, la protesi viene mal allineata alle altre parti dell’arto inferiore, provocando dolore e carenze funzionali.

D’altronde, l’allineamento è il momento più delicato di tutto l’intervento: per questo nel tempo sono state ideate tecnologie capaci di facilitare il compito del chirurgo e garantire un allineamento perfetto della protesi con tibia e femore. Ultimamente ci si è spinti oltre, con l’immissione sul mercato di robot che possono assistere il chirurgo nelle varie fasi dell’intervento, partendo da quelle di simulazione preoperatoria.

Tra questi c’è anche Navio, apparecchiatura robotizzata e computerizzata che consente di eseguire interventi altamente accurati e minimamente invasivi. Il sistema, installato presso l’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, è dotato di un software specializzato, che stabilisce con precisione il punto di inserimento della protesi, e di una fresa ad alta velocità che esegue tagli rapidi e precisi.
Inoltre, Navio è un valido alleato nella fase di pianificazione operatoria, oltre che in sala chirurgica.

Sperimentato dall’équipe del dott. Danilo Francesco Chirillo, direttore dell’Ortopedia del Santo Spirito, il robot permette di personalizzare al massimo non solo la scelta della protesi, ma anche la procedura chirurgica, in particolare nella rimozione della cartilagine e dell’osso usurato, nei tagli a livello di femore e tibia e nell’inserimento delle componenti protesiche. Anche l’allineamento ne trae giovamento.

Si applicano a gamba e coscia del paziente di sensori appositi che permettono la navigazione robotica, oltre a un altro strumento che garantisce la ricostruzione 3D di quanto sta avvenendo. Grazie a questi dispositivi, il chirurgo può effettuare uno studio del movimento in flessione ed estensione del ginocchio, misurando la tensione dei legamenti. I risultati così ottenuti, unisti a quelli della ricostruzione 3D, permettono di posizionare le componenti protesiche con un margine di errore inferiore a 1° e a 1 mm. Il tutto partendo da un’incisione operatorio standard.

I vantaggi per il paziente sono minor dolore postoperatorio e un recupero più rapido della funzionalità articolare. Nei ringraziamenti alla Direzione Asl AL, che ha appoggiato l’acquisto del robot chirurgico, e alla sua équipe medica, il dott. Chirillo ha tenuto a precisare che «anche nei centri più piccoli si fa una chirurgia all’avanguardia e di alto livello. Questo traguardo è stato raggiunto grazie alla dedizione al lavoro, alla buona volontà, alla sinergia e alla collaborazione di tutte le figure professionali coinvolte».

Un concetto importante da sottolineare, soprattutto nell’ottica hub&spoke: se i centri più piccoli riescono a eccellere in interventi che potrebbero essere considerati di équipe, gli ospedali maggiori potrebbero concentrarsi sulle casistiche più complesse.

Stefania Somaré