La cartilagine umana può rigenerarsi… come nelle salamandre?

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Uno studio condotto dalla Duke Health University ha individuato un meccanismo molecolare che sarebbe alla base della capacità delle cartilagini umane di rigenerarsi.
Lo studio (Ming-Feng Hsueh, Patrik Önnerfjord, Michael P. Bolognesi, Mark E. Easley, Virginia B. Kraus. Analysis of “old” proteins unmasks dynamic gradient of cartilage turnover in human limbs. Science Advances. ottobre 2019. Doi: 10.1126/sciadv.aax3203) è stato condotto sulle articolazioni distali dell’arto inferiore.

Il razionale è che anche noi abbiamo una capacità di autorigenerazione, simile a quella di salamandre e zebrafish: «questo potenziale è più attivo nella caviglia e che, se ben utilizzato, potrebbe portare a un trattamento efficace per l’osteoartrosi», ha sottolineato la dottoressa Virginia Byers Kraus, autore senior dello studio e professore presso il Dipartimento di Medicina, Patologia e Chirurgia Ortopedica della Duke.

Non solo: una volta individuato il meccanismo molecolare alla base del processo, si potrebbe implementarlo anche nelle altre articolazioni del corpo.

Questo meccanismo di rigenerazione diminuisce con l’invecchiamento delle cartilagini, che invecchiano in modo differente nel corpo. Lo studio ha infatti individuato alcune proteine chiave utili per determinare l’età di una cartilagine: grazie alla spettrometria di massa, i ricercatori hanno valutato l’età delle diverse articolazioni, scoprendo che le cartilagini della caviglia sono generalmente giovani, quelle del ginocchio sono di media età e quelle dell’anca sono vecchie.

Questo aspetto consente di tracciare un parallelismo con il mondo animale, dove lucertole, salamandre e altre specie sono capaci di far ricrescere le proprie cartilagini in particolare a livello della coda e delle zampe.

Allo stesso tempo, secondo gli autori questo spiega anche perché le lesioni di anca richiedano più tempo per guarire rispetto a quelle di caviglia.
Per rinforzare questa capacità naturale, definita “capacità interna da salamandra”, i ricercatori pensano di utilizzare i micriRNA collegati al processo riparativo per prevenire, curare e persino invertire l’artrite.
Ora occorrono ulteriori studi per verificare questa ipotesi.

Stefania Somaré

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