Una delle complicanze più gravi dell’artroplastica è l’infezione periprotesica, che richiede un massiccio intervento antibiotico, un intervento chirurgico per rimuovere la parte infetta e, solo dopo la completa guarigione, una seconda procedura di impianto.
Il tutto richiede tempo, comporta una spesa economica considerevole e richiede pazienza e sopportazione da parte del paziente.
Inoltre, nell’era della resistenza agli antibiotici, l’uso di questi farmaci dovrebbe essere sostituito da trattamenti alternativi.

Secondo esperti della Mayo Clinic, i batteriofagi potrebbero diventare preziosi alleati nel trattare queste infezioni.
Agli inizi dell’anno l’ospedale ha trattato con questa terapia innovativa, approvata dall’americana FDA, il suo primo paziente: un 62enne con infezione alla protesi che rischiava l’amputazione, nessun trattamento era infatti riuscito a sconfiggere il biofilm che ne aveva colonizzato l’impianto.
Il primo passo è stato individuare il batterio da sconfiggere.

Poi i medici hanno cercato un batteriofago capace di eliminare questo battere o di bloccarne la moltiplicazione.
A detta degli stessi medici, la terapia ha avuto un successo insperato, facendo pensare a questi virus come a potenziali nuovi farmaci contro le infezioni.

Stefania Somaré

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