Infezione periprotesica di spalla: quali i fattori di rischio?

483

Benché meno frequente rispetto all’artroplastica di anca e di ginocchio, la protesizzazione di spalla è comunque una pratica diffusa. Il report del Registro Italiano di Artroprotesi (RIAP) 2021 riporta che nel 2019 ne sono stati eseguiti 1246, numero certamente sottostimato dal momento che non tutti i centri che eseguono artroprotesi partecipano al progetto del RIAP.

Varie le indicazioni per questo intervento, a partire dall’artrosi di spalla, che è la più frequente. Importanti sono anche l’artrite reumatoide e l’artrite psoriasica, la necrosi della testa dell’omero ed esiti di fratture che si consolidano male, deformando la zona.
Ognuna delle condizioni sopra descritte può essere gestita in modo conservativo per un po’ di tempo, ma quando il dolore e la perdita funzionale incidono troppo sulla qualità di vita, occorre intervenire.
Tra le complicanze più pericolose di questa artroplastica c’è, come anche per le altre, l’infezione periprotesica, che può occorrere nonostante si utilizzi sempre una profilassi antibiotica.

Una recente revisione del Dipartimento di Ortopedia del Yeungnam University Medical Center di Daegu, in Korea, mette in evidenza i fattori di rischio per questo evento avverso. Basato su 8 articoli, due casi-controllo e i restanti retrospettivi di corte, il lavoro prende in considerazione in tutto 420 casi con infezione e 28.464 di controllo. 20 i fattori di rischio considerati in partenza: genere; età; obesità con BMI superiore a 30; etnia bianca o no; intervento eseguito per revisione di impianto; precedente intervento alla spalla ipsolaterale prima dell’artroplastica; intervento per trauma acuto; chirurgia per motivi differenti da artrosi; protesi anatomica; protesi inversa; presenza di una comorbidità, come diabete, abuso di alcol, patologie epatiche, insufficienza renale, anemia, patologia polmonare, uso di steroidi, vizio del fumo, ipertensione e artrite reumatoide.

Nessuno dei lavori inclusi nella revisione prende in considerazione tutti questi fattori, ma dopo le dovute analisi statistiche gli autori sono giunti a delle conclusioni. Innanzitutto, sembra che essere maschi e/o obesi aumenti il rischio di infezione periprotesica; inoltre, gli interventi effettuati per cause differenti dall’artrosi sembrano essere un fattore di rischio da non sottovalutare, con particolare attenzione alle fratture traumatiche. Ciò succede, probabilmente, perché una frattura traumatica intacca i tessuti periprotesici, rendendo più complesso e lungo l’intervento. D’altronde, come sottolineato dagli stessi autori nella loro discussione, esistono evidenze abbastanza chiare che uno dei fattori di rischio per le infezioni periprotesiche al ginocchio è proprio un tempo operatorio più lungo della media.

Più a lungo i tessuti del paziente restano esposti all’ambiente, anche se sterilizzato, maggiore è il rischio che vengano assaliti da microrganismi. Non stupisce, quindi, che un altro fattore che sembra aumentare il rischio di infezione sia l’intervenire su una spalla che ha già subito precedenti chirurgie, dato che queste possono aver provocato aderenze che allungano il tempo operatorio. Anche le comorbidità hanno un loro importante peso, in particolare il diabete mellito, le patologie epatiche, l’anemia deficitaria di ferro, l’artrite reumatoide e l’abuso di alcool. Data la bassa qualità degli studi presi in considerazione, gli stessi autori suggeriscono di valutare i risultati che hanno ottenuto, magari per studiarli in modo più approfondito. Ridurre il rischio di infezione periprotesica è infatti molto importante, dal momento che questo evento avverso richiede interventi massicci, costosi e spesso lunghi.

(Lo studio: Seok, H.-G.; Park, J.J.; Park, S.-g. Risk Factors for Periprosthetic Joint Infection after Shoulder Arthroplasty: Systematic Review and Meta-Analysis. J. Clin. Med. 2022, 11, 4245. https://doi.org/10.3390/jcm11144245)

Stefania Somaré