Gonartrosi, un approccio integrato

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Un italiano su due dopo i sessant’anni d’età soffre di artrosi, patologia cronica degenerativa che colpisce maggiormente quei distretti articolari sottoposti a carico durante la comune attività quotidiana, lavorativa o legata alla pratica sportiva.
Il ginocchio – articolazione cruciale per il sostegno del peso corporeo, indispensabile per il cammino, la corsa, il mantenimento della posizione eretta – è insieme alle anche, alla colonna cervicale e lombare e alle piccole articolazioni delle mani, tra le articolazioni più colpite.

Il sintomo cardine dell’artrosi di ginocchio o gonartrosi è il dolore scaturito dal processo infiammatorio a carico dell’articolazione, il quale può determinare, con il progredire della patologia, limitazione funzionale che negli stadi più avanzati può compromettere anche le più comuni attività della vita quotidiana.

Il trattamento della gonartrosi prevede un’ampia gamma di soluzioni terapeutiche dalla fisioterapia ai farmaci antiinfiammatori, alle terapie strumentali, all’assunzione di integratori alimentari, fino ai più recenti trattamenti di terapia rigenerativa.
Soluzioni che trovano la loro valenza nell’ambito di un programma terapeutico integrato volto a mitigare i sintomi e a ritardare o a scongiurare l’intervento chirurgico di protesi articolare.
Di questo approccio integrato ne abbiamo parlato con il dott. Cristiano Fusi responsabile dell’Unità Operativa di Riabilitazione Specialistica degli Istituti Clinici Zucchi di Monza (Gruppo San Donato).

Cristiano Fusi, responsabile dell’Unità Operativa di Riabilitazione Specialistica degli Istituti Clinici Zucchi di Monza

Le cause

Nell’economia articolare, la cartilagine del ginocchio con il liquido sinoviale, svolge una funzione indispensabile per il corretto funzionamento dell’articolazione e la salvaguardia del suo stato di salute. La sua graduale compromissione con l’avanzare dell’età è legata a fenomeni la cui eziologia non è ancora del tutto nota, determinando dolore progressivamente crescente, difficoltà nei movimenti e, nei casi più severi, deformazione dell’articolazione.

«Il ginocchio è tra le sedi più colpite dall’artrosi, questo per diversi motivi come il sovraccarico, legato sia al camminare, al correre, allo svolgere – o all’aver svolto – attività sportive particolarmente impattanti sull’articolazione, lavori usuranti, sia a seguito di una condizione di sovrappeso alla quale è spesso associata la sedentarietà. Molti sono i casi oggi di gonartrosi legati a trattamenti chirurgici di meniscectomia molto aggressivi, frequenti fino a una ventina di anni fa.

Oggi si protende a un approccio quanto più conservativo possibile della cartilagine articolare del ginocchio per prevenire quell’accelerazione dei fenomeni di gonartrosi rispetto ai normali tempi fisiologici. Tra le altre presunte cause c’è anche la familiarità a questa patologia e i ripetuti infortuni a carico dell’articolazione (traumatismi sportivi e da attività lavorativa). Anche una ricostruzione legamentosa del crociato porta a un’accelerazione di questa condizione.

L’artrosi può essere legata poi a una deviazione assiale del ginocchio, a deficit posturali che sovraccaricano un comparto più dell’altro, a un piede piatto o valgo che condiziona secondariamente il ginocchio. Condizioni che a lungo andare possono alimentare fenomeni artrosici che colpiscono prevalentemente il comparto mediale del ginocchio rispetto a quello laterale. Infatti, la prevenzione in questo senso, attuata in età pediatrica, risulta particolarmente importante».

Dolore, il sintomo principe

La sintomatologia tipica della gonartrosi è il dolore causato dal quadro infiammatorio articolare che contraddistingue questa patologia, legato al deterioramento e all’assottigliamento dello strato cartilagineo sino ad arrivare allo sfregamento dei capi articolari.

«ll dolore artrosico è il dolore da riposo, a volte notturno o, banalmente, quello del risveglio mattutino», continua Fusi. «Sappiamo d’altronde che la sedentarietà non è un’alleata di chi soffre di questo problema. Il prolungare il riposo per scongiurare il dolore può inficiare sull’autonomia dell’individuo aggravandone la condizione clinica.

Una moderata attività giova a questa condizione di inesorabile e progressiva degenerazione cartilaginea, la quale non ha purtroppo a oggi una terapia risolutiva: non esistono infatti cure specifiche per la gonartrosi mirate sulla causa della patologia – se non la via chirurgica – ma solo trattamenti rivolti ai sintomi.

Si lavora in altre parole sul dolore e sulla qualità della vita quotidiana. Dolore che negli stadi inziali della malattia non è spesso sempre evidente: il paziente consulta il medico di base o lo specialista per la consapevolezza di non essere in grado di svolgere determinate attività come in passato proprio a causa della comparsa del dolore che diventa così un fattore limitante in talune azioni che fanno parte della quotidianità dell’individuo».

Terapia integrata

Negli stadi inziali e intermedi della malattia, l’approccio alla gonartrosi è di tipo conservativo.
«Il fisiatra valuterà, soprattutto negli stadi iniziali della patologia, l’intervento con terapie farmacologiche e fisioterapiche che il più delle volte dà buoni risultati», sottolinea il dottor Fusi. «Nel caso invece di artrosi marcata, di limitazioni articolari, di blocchi funzionali l’unica opzione rimane quella chirurgica da valutare insieme all’ortopedico».

Il fisiatra ha a disposizione un ampio ventaglio di soluzioni terapeutiche convalidate.
«La condizione artrosica trae giovamento dal calore, peggiora invece nei cambi di stagione e con l’umidità», riprende il dott. Fusi. «Per questo le terapie strumentali che determinano l’ipertermia a livello articolare, come la tecarterapia, sono un valido alleato nel trattare questa condizione. Sempre per quanto riguarda le terapie strumentali svolgono un’azione antalgica sia la magnetoterapia che promuove la vascolarizzazione del tessuto riattivando il metabolismo di osso e cartilagine stessa e la ionoforesi che utilizzando corrente costante a basso voltaggio, trasporta all’interno dell’articolazione, ioni di farmaco antinfiammatorio prescelto.

La laserterapia è, invece, una tecnologia basata sull’emissione di un particolare fascio luminoso (raggio di luce) che con una particolare lunghezza d’onda a contatto con i tessuti biologici innesca una serie di benefici (biostimolazione dei tessuti, antinfiammatorio e drenante). Lo spettro delle soluzioni terapeutiche è quindi molto ampio e comprende, tra le altre, quelle terapie naturali che sviluppano calore. In base alla propria esperienza e alle proprie conoscenze, ma soprattutto in relazione allo stadio della patologia, al quadro clinico e sintomatologico, il fisiatra propenderà per una terapia strumentale piuttosto che l’altra».

«Per esperienza personale, la tecarterapia che conosco dal mondo dello sci e applico da oltre vent’anni, dà, a mio parere, i migliori risultati in tal senso sulla sintomatologia», precisa il dott. Fusi. «È però importante sottolineare come l’approccio al trattamento della gonartrosi debba essere necessariamente integrato. La tecarterapia, per esempio, da ottimi risultati quando associata a un buon lavoro di natura fisioterapica, quindi di rieducazione motoria del ginocchio e laddove possibile di rinforzo muscolare del quadricipite.

In alcune situazioni, tale trattamento può prevedere anche – sempre ai fini di un’azione sinergica – infiltrazioni intrarticolari con acido ialuronico a diverso peso molecolare in relazione alla gravità del quadro clinico, che offre interessanti risultati grazie alla sua azione viscosupplementativa. C’è inoltre tutto il capitolo dell’integrazione alimentare – personalmente, nella vasta gamma di prodotti disponibili, preferisco quelli a base di silicio) –che può contribuire a lenire lo stato infiammatorio provocato dall’artrosi».

Le nuove frontiere

Sul fronte della ricerca scientifica i principali sforzi vanno verso la medicina rigenerativa e l’utilizzo di cellule staminali.
«La medicina riparativa con l’impiego di cellule mesenchimali staminali, ottenute dal prelievo di tessuto adiposo del paziente, particolarmente ricco di queste cellule, ha fornito interessanti risultati anche se si tratta di un approccio ancora al vaglio della ricerca clinico-scientifica.

Si tratta di un trattamento di natura invasiva perché prevede sia il prelievo di tessuto adiposo sia la successiva infiltrazione nell’articolazione delle cellule staminali adulte che, differenziandosi in cellule connettivali, rappresentano un importante acceleratore rigenerativo dei processi di riparazione del danno cartilagineo ma anche un potente antinfiammatorio in grado di agire sull’infiammazione e il dolore che ne deriva, il quale sembra dare buoni risultati negli stadi iniziali e intermedi di gonartrosi», conclude il dott. Fusi.

«Siamo ancora lontani però dalla possibilità di una terapia che su vasta scala possa imprimere una svolta nel trattamento della gonartrosi. Le opzioni terapeutiche oggi a disposizione offrono comunque buoni risultati nel ritardare l’intervento chirurgico e la sostituzione protesica, soluzione quest’ultima particolarmente invasiva ma necessaria nei casi più gravi.
Nel preintervento la fisioterapia può giocare un ruolo chiave migliorando l’elasticità tissutale e recuperando l’estensione del ginocchio, compromessa dal grave quadro clinico di gonartrosi, accelerando nel post-operatorio la fase riabilitativa e il recupero funzionale».

Roberto Tognella