Fratture vertebrali da fragilità e riabilitazione

1203

Le fratture da fragilità sono in aumento in tutto il mondo, è quindi necessario individuare non solo percorsi terapeutici e preventivi ma anche riabilitativi. Tali eventi portano infatti disabilità ai soggetti coinvolti e comportano grandi costi sanitari e sociali: si stima che il costo per il trattamento delle fratture da fragilità superi i 7 miliardi l’anno, per la maggiore dedicati ai trattamenti in acuto.

Il 60% di questi costi sono legati alle fratture di femore. Le fratture vertebrali pesano invece per un 4%… occorre però ricordare che mentre le fratture di femore vengono arrivano in ospedale, quelle vertebrali spesso restano misconosciute: i numeri potrebbero quindi essere falsati. Quando si verifica una frattura vertebrale da fragilità il soggetto prova forte dolore alla schiena, fatica a camminare, perde facilmente l’equilibrio e la coordinazione, il che comporta un aumentato rischio di caduta, in un circuito vizioso che va interrotto, in qualche modo.

Anche perché questi soggetti tendono a ridurre le proprie interazioni sociali. In questi casi, una volta guarita la lesione, è importante pensare a un piano riabilitativo che possa rinforzare la muscolatura e ristabilire quantomeno l’equilibrio e la coordinazione. Un recente studio russo si focalizza proprio su questo aspetto che gli autori sottolineano essere “poco sviluppato”. 120 i pazienti coinvolti, non tutti anziani, ma tutti con fratture vertebrali dovute a osteoporosi: 11 uomini e 109 donne, di età compresa tra i 40 e gli 80 anni. Due i gruppi di lavoro, entrambi con 60 partecipanti.

Il ramo sperimentale ha seguito un programma complesso, composto di meccanoterapia, allenamento dell’equilibrio su piattaforme instabili, con occhi chiusi e aperti, idrochinesiterapia ed esercizi di ginnastica; il ramo di controllo ha seguito un percorso standard, basato sulla sola fisioterapia. In entrambi i casi, l’intervento è durato 3 settimane. I risultati sono interessanti: nel gruppo studio si è notato un rinforzo dei muscoli del corsetto addominali e una riduzione dei deficit esistenti a livello di estensori (ET) e flessori (FT) del tronco, oltre a una migliore distribuzione della forza tra ET e FT. Inoltre, c’è stato un miglioramento dell’equilibrio statico e dinamico.

Gli autori attribuiscono molta importanza alla meccanoterapia, perché consente, secondo loro, di lavorare su muscoli profondi anche in pazienti notoriamente fragili, stabilizzando la colonna e riducendo il dolore, il tutto in modo più specifico e rapido rispetto alla ginnastica fisioterapica, riducendo il periodo necessario per la riabilitazione e aumentando la soddisfazione dei pazienti e la loro aderenza terapeutica. Molto importante poi il lavoro su equilibrio e coordinazione, perché sono preventivi verso nuove cadute e quindi episodi di rifratturazione.
Lo studio è stato condotto dal National Medical Research Center of Rehabilitation and Balneology di Mosca e dal N.А. Semashko National Research Institute of Public Health ed è pubblicato su European Journal of Translational Myology.

(Lo studio: Marchenkova LA, Makarova EV, Eryomushkin MA, Fesun AD, Styazkina EM, Chesnikova EI. Efficiency of back muscles training and balance therapy in rehabilitation of patients with osteoporotic vertebral fractures. Eur J Transl Myol. 2021 Oct 19. doi: 10.4081/ejtm.2021.9945. Epub ahead of print. PMID: 34664911)

Stefania Somaré