Fluoroscopia e radioscopia intraoperatoria nella protesizzazione di anca

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(immagine di repertorio)

Le richieste di protesi d’anca sono in netto aumento, così come quelle per la protesi di ginocchio e delle altre articolazioni che è possibile sostituire: effetto dell’aumento della popolazione mondiale e della sua età media.
Secondo i dati del Registro Italiano Artroprotesi 2020 nel medesimo anno sono stati condotti 37.559 interventi di protesi d’anca, per la maggioranza totali, e ben 2.220 revisioni. Numeri parziali, perché sappiamo che non ancora tutte le Regioni hanno aderito al registro, essendo questo uno strumento volontario.

Un aspetto fondamentale dell’impianto di una protesi, in generale, è che le sue componenti siano ben posizionate: errori in questo senso incidono negativamente sulla meccanica e sulla cinematica dell’arto, portando a interventi di revisione. Per migliorare questo aspetto si può ricorrere alla fluoroscopia o alla radiografie a lastra piana, entrambe però aumentano i costi operatori.

Dal momento che ogni scelta effettuata in un percorso chirurgico deve avere la sua sostenibilità, un team del Penn State College of Medicine di Hershey (USA), parte del Penn State Health Milton S. Hershey Medical Center, ha fatto un’attenta valutazione costi/benefici. Nell’analisi di pareggio sono stati presi in considerazione il costo della tecnica di imaging, anche in termini di tempo aggiuntivo a quello operatorio, il tasso di revisione chirurgica, il costo della revisione e la riduzione del rischio di revisione associata (ARR) all’uso dell’imaging. Infine, è stata calcolata anche “la riduzione assoluta di rischio”, vista come il rapporto tra il tasso di revisione iniziale e il tasso di revisione finale.

Seguiamo quindi il ragionamento degli autori. Una fluoroscopia intraoperatoria può costare intorno ai 120 dollari, ai quali occorre aggiungere i 4 minuti necessari per eseguirla in sala operatoria: dati questi numeri, per essere conveniente dovrebbe ridurre la necessità di revisione dovuta a malposizionamento delle componenti da 0,62% a 0,46%.
Invece le radiografie intraoperatorie diventerebbero sostenibili partendo da un ARR di 0.16%, considerando il costo di una radiografia a 127 dollari. La convenienza si può avere anche a percentuali di ARR differenti: dipende dal costo iniziale della tecnica di imaging utilizzata. Lo studio evidenzia inoltre che l’ARR varia con il costo delle procedure di revisione.

Insomma, ogni struttura dovrebbe farsi i conti in casa, ma gli autori concludono considerando gli attuali tassi di revisione per malposizionamento dei componenti basterebbe prevenirne 1 sola su 400 grazie alla fluoroscopia per avere un vantaggio finale, o 1 solo sul 385 se si considerano le radiografie. Le tecniche possono quindi essere considerate convenienti, sul medio/lungo periodo: gli interventi di revisione protesica sono infatti altamente complessi, richiedono spesso l’intervento di chirurghi esperti e sono associati a un maggiore tasso di complicanze.

(Lo studio: Kirchner GJ, et al. J Arthroplasty. 2021;doi:10.1016/j.arth.2021.12.039)

Stefania Somaré