Esoscheletro robotico per lesioni midollari

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La Fondazione Kessler ha in corso test clinici sull’upgrade di Ekso, un esoscheletro robotico funzionante a batterie forma di esoscheletro. Gail Forrest, della direzione dello Human Performance and Engineering Research, dirige lo studio Ekso presso la Fondazione in collaborazione with Steven Kirshblum,dirigente medico presso l’Istituto di Riabilitazione Kessler. L’aggiornamento del dispositivo comporta l’aggiunta di importanti funzioni, secondo Ekso Bioncs: finora camminare indossando Ekso richiedeva di essere comunque accompagnati da due fisioterapisti, uno dei quali doveva aiutare nel compimento di ogni passo. Ora il disabile che indossa Ekso può camminare in modo indipendente superando tre livelli progressivi che lo abilitano gradualmente a mantenere un buon controllo dell’esoscheletro. I ricercatori sono poi impegnati in un’altra caratteristica di Ekso, chiamata EksoPulse, che raccoglie i dati relativi a ciascun utilizzatore per archiviarli al sicuro in una cloud, consentendo la documentazione relativa ai progressi di ciascun paziente. «Gli aggiornamenti apportati al sistema sono importanti in termini clinici e di ricerca», nota Forrest. «Rendere automatica la raccolta dei dati e permettere maggiore indipendenza nello svolgimento della terapia consente di fare notevoli passi avanti sia alla nostra ricerca sia ai pazienti con lesioni spinali che partecipano allo studio». La raccolta dei dati rende inoltre disponibile la documentazione necessaria per dimostrare l’efficacia della terapia con Ekso dinanzi agli assicuratori che devono rimborsare le cure per la riabilitazione. Il gruppo di lavoro ha anche raccolto i dati riferiti all’impatto dell’esercizio con il dispositivo sui parametri fisiologici (cardiovascolari, attività muscolare), sulla qualità di vita s sul dolore cronico. «Gli individui con lesioni spinali devono affrontare negli anni una serie di complicanze secondarie, come dolore, ulcere da pressione, depressione, disfunzioni intestinali e vescicali, aumento del rischio di patologie cardiovascolari», ricorda Forrest. «Per questo stiamo cercando di andare oltre la capacità di stare in piedi e camminare, studiando possibili effetti a lungo termine di questo trattamento sulla salute dei pazienti».