Composizione degli abduttori di coscia ed esiti di THA

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(immagine di repertorio)

La qualità del passo di un paziente sottoposto ad artroplastica totale di anca (THA) può dipendere anche dalla forza dei muscoli abduttori dell’anca operata? Questa la domanda alla base di uno studio condotto dal Kobe City Medical Center General Hospital di Kobe, in Giappone.
La popolazione giapponese è tra le più longeve al mondo e questo fattore influenza molto il numero annuo di protesi di anca impiantate.

Queste, infatti, ancor più delle protesi di ginocchio, sono influenzate dall’età del soggetto. Spesso, anzi, vengono eseguite in emergenza a seguito di una rottura alla testa del femore. L’obiettivo della protesi è di conservare l’autonomia di movimento del paziente: un obiettivo che viene raggiunto nella maggioranza dei casi, anche se gli autori riportano un 10% di insoddisfazione. Ci si chiede, quindi, se ci siano fattori che rendano difficile a questi pazienti recuperare il passo anche con l’apposito percorso riabilitativo. Alcuni studi hanno già messo in evidenza fattori chiave, come l’età e il BMI.

Al tempo stesso, sembra che la qualità dei muscoli abduttori dell’anca sia importante: nei pazienti affetti da artrosi d’anca sembra, infatti, che il grande, il medio e il piccolo gluteo siano più piccoli nella parte colpita piuttosto che nell’altra e abbiano anche una differente composizione. Da qui l’idea di valutare retrospettivamente se la salute di questi muscoli in fase preoperatoria possa inficiare l’esito dell’intervento di protesizzazione totale di anca. 42 i pazienti inseriti nello studio, con età media 70.9 anni e BMI medio di 22.8 kg/m².

Tutti i pazienti sono arrivati all’intervento ancora in grado di camminare in modo indipendente, anche se in alcuni casi con l’ausilio di un bastone. Per ognuno dei pazienti gli autori hanno riesaminato le immagini ottenute con la TC prima dell’intervento, così da valutarne la composizione preoperatoria.
La protesizzazione totale di anca è stata eseguita in tutti i casi seguendo una tecnica mininvasiva che non lede i muscoli abduttori della coscia e, allo stesso modo, tutti i pazienti hanno seguito lo stesso iter riabilitativo.

Lo studio effettivamente individua una correlazione tra migliori esiti funzionali, misurati in velocità del passo e tempo richiesto per alzarsi dalla sedia e iniziare a camminare, e immagine TC dei glutei.
La velocità del passo dipenderebbe quindi dall’area totale della sezione trasversale della massa magra della porzione superiore del grande gluteo, misurata sulla TC, mentre la performance ottenuta al timed up-and-go test dall’area della sezione trasversale del tessuto magro a bassa densità del medio gluteo e del piccolo gluteo.

Più nel dettaglio, maggiore è l’area della massa magra nel grande gluteo e minore è quella del piccolo e medio gluteo e meglio il soggetto risponde all’intervento e alla successiva riabilitazione.
Questa osservazione può essere utile per stabilire quale sia il miglior percorso riabilitativo per ogni singolo paziente: se possibile si potrebbe intervenire con una riabilitazione preoperatoria. Altrimenti, si può decidere per un percorso riabilitativo postoperatorio che rinforzi i muscoli abduttori della coscia.

(Lo studio: Yasuda, T., Ota, S., Yamashita, S. et al. Association of preoperative variables of ipsilateral hip abductor muscles with gait function after total hip arthroplasty: a retrospective study. Arthroplasty 4, 23 (2022). https://doi.org/10.1186/s42836-022-00126-7)

Stefania Somaré