La propriocezione consente di affinare e rendere più sicuri i movimenti del corpo. Questo vale anche per l’arto superiore che, rispetto a quello inferiore, è utilizzato nel quotidiano per movimenti più fini e precisi.
Per queste ragioni, accanto allo sviluppo di protesi sempre più tecnologiche per l’arto superiore, si muove un filone di ricerca che studia come restituire propriocezione ai pazienti protesizzati.

Uno studio internazionale, al quale hanno partecipato Regno Unito, Svezia, Stati Uniti e Francia, ha presentato la progettazione, implementazione e valutazione di un nuovo sistema aptico multicanale indossabile: si tratta di una fascia da indossare sul braccio, guidata da elettromiografia, che funziona wireless e che offre un feedback sensoriale al soggetto basato sulla propriocezione (Sagastegui Alva PG, Muceli S, Atashzar SF, William L, Farina D. Wearable multichannel haptic device for encoding proprioception in the upper limb [published online ahead of print, 2020 Jul 16]. J Neural Eng. 2020;10.1088/1741-2552/aba6da. doi:10.1088/1741-2552/aba6da).

La fascia contiene otto attuatori vibrotattili che generano onde meccaniche di stimolazione attorno al braccio per stimolare la percezione e trasferire informazioni sul movimento del braccio.
Il dispositivo è stato testato su otto soggetti sani in un ambiente virtuale così da valutare l’effetto del pattern vibrotattile con e senza stimolo visivo.

I risultati mostrano che il livello di sensazione provata dipende dal posizionamento degli attuatori e dal tempo, nel senso che aumenta nel tempo.
Il pattern di stimolazione vibrotattile ottimale cambia da soggetto a soggetto e deve quindi essere testato singolarmente.

Gli autori sottolineano che il dispositivo fornisce loro sviluppato migliora la percezione delle persone: questo è un primo passo, certamente occorre verificare cosa succede in soggetti con disabilità.

Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Bioingegneria dell’Imperial College di Londra, dal Dipartimento di Ingegneria Elettrica della Chalmers University of Technology di Goteborg (Svezia), dalla New York University e dall’Università di Montpellier (Francia).

Stefania Somaré

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