Artroplastica totale di ginocchio: se il robot fresasse in autonomia?

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Protesi totale di ginocchio: efficacia della crioterapia

Si possono affidare in sicurezza a un robot chirurgico alcune azioni operatorie autonome? Se inizialmente, infatti, questi robot sono stati ideati per supportare il chirurgo nell’attività in sala, permettendo un accurato planning operatorio, aumentandone la precisione e riducendo i possibili errori dovuti a stanchezza, nel tempo sono state introdotte nuove funzionalità che vanno messe sotto la lente di ingrandimento.

Una è la possibilità di fresare autonomamente la superficie dell’osso in un intervento di protesizzazione totale di ginocchio. È noto che il tasso di successo di questa procedura, in termini di soddisfazione del paziente, è di circa il 75%, con un circa 25% di soggetti che continua a provare dolore e limitazioni funzionali e che inizia una sorta di viaggio della speranza da un chirurgo ortopedico all’altro per recuperare lo stato pre-patologico.

Nella maggior parte dei casi questa insoddisfazione è legata a una insufficiente chiarezza del chirurgo ortopedico: esistono pazienti, infatti, per i quali un recupero totale non è possibile nemmeno con la protesi. In altri casi, però, dolore e limiti funzionali residui possono essere imputati a un mal allineamento delle componenti della protesi stessa con le ossa del paziente, anche se la letteratura non è del tutto chiara in questo senso. Ciò che è certo è che, nonostante l’avanzamento tecnologico, l’allineamento delle componenti protesiche con quelle native è ancora una fase critica.

Un team statunitense ha sottoposto il robot di nuova generazione a uno studio di efficacia e sicurezza al quale hanno collaborato 8 chirurghi ortopedici di 6 ospedali, tra cui il St. Vincent Charity Medical Center di Cleveland (Ohio), lo Houston Methodist West Hospital (Texas), il Hackensack University Medical Center nello stato di New York, il North Carolina Specialty Hospital di Durham, il NYU Langone Medical Center di New York.

Il robot preso in considerazione è commercializzato dalla statunitense THINK Surgical di Fremont (California) e si compone di una workstation per la pianificazione preoperatoria e di un braccio robotico indipendente con un cutter ad alta velocità che può fresare l’osso in modo estremamente preciso. Il chirurgo può interrorpene il lavoro in ogni momento attraverso un pedale. Completata la fresatura, il robot viene rimosso dal campo operatorio e la procedura continua in modo manuale. Gli autori hanno coinvolto nello studio 115 pazienti, 8 dei quali sono stati convertiti alla fresatura manuale. Nessuno dei pazienti è incorso in un evento avverso dovuto all’impianto, anche se ci sono stati piccoli effetti collaterali minori, come l’infezione della ferita, risolto con la cura locale, e rigidità articolare, risolta con manipolazione manuale sotto anestesia.

Gli autori concludono, quindi, che l’uso del robot sia sicuro. Che dire però del malallineamento? Questo in effetti si è verificato nell’11.4% dei casi, ma con un tasso simile sia nei pazienti per i quali si è utilizzato il robot che per gli altri, pari a 9,4%… il che indica che il robot lavora bene. Inoltre, l’aiuto del robot permette di ridurre il tempo operatorio. Sembrerebbe quindi che lo strumento sottoposto a esame sia conforme alle esigenze cliniche: vedremo se la FDA ne approverà o meno l’uso. Lo studio è open e pubblicato su Journal of Orthopaedics.

(Lo studio: Bernard N. Stulberg, Jayson D. Zadzilka, Stefan Kreuzer, Yair D. Kissin, Ralph Liebelt, William J. Long, Valentina Campanelli. Safe and effective use of active robotics for TKA: Early results of a multicenter study. Journal of Orthopaedics, Volume 26, 2021, Pages 119-125. ISSN 0972-978X. Doi: https://doi.org/10.1016/j.jor.2021.07.001)

Stefania Somaré

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