Artroplastica monocompartimentale di ginocchio: efficienza di fast track e teleriabilitazione

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Sono allo studio tipologie di approccio capaci di garantire efficacia e sicurezza dell’intervento di artroplastica e, al tempo stesso, di ridurre i costi sanitari.
Uno studio italiano ha valutato l’impatto di un protocollo che unisca la chirurgia in fast track alla teleriabilitazione.
Il lavoro è di tipo retrospettivo e coinvolge 28 pazienti, tutti operati dallo stesso chirurgo esperto tra gennaio 2018 e novembre 2019 per l’impianto di una protesi monocompartimentale di ginocchio, per 7 pazienti è stato seguito il protocollo innovativo mentre per 21 è stato seguito quello standard.

I risultati evidenziano la superiorità del nuovo approccio rispetto a quello standard, anche in termini di esito: si ottengono sia valori di WOMAC (Western Ontario and McMaster University) migliori e un maggiore ROM articolare al secondo, quindicesimo e quarantesimo giorno dall’intervento.
Il ROM resta superiore in questi pazienti anche dopo 12 mesi. Nessuno dei pazienti coinvolti ha vissuto eventi avversi e tutti sono stati soddisfatti del risultato e del trattamento.

In che cosa differiscono i due protocolli? Dal punto di vista chirurgico, nel protocollo in fast track si cerca di ridurre al massimo la permanenza in sala operatoria, sfruttando tecniche mininvasive, evitando l’uso di cateteri che possono facilitare l’insorgere di infezioni post chirurgiche e iniziando subito un protocollo terapeutico per la gestione del dolore.

Ciò si traduce nella possibilità, per questi pazienti, di caricare il peso sul ginocchio già poche ore dopo l’intervento e di iniziare la riabilitazione il giorno successivo, mentre nel protocollo tradizionale occorre attendere il secondo giorno post intervento.

Un’altra grande differenza sta nella durata del ricovero, che è di soli due giorni postoperatori nel caso dell’intervento in fast track, mentre è di 10-16 giorni nell’altro protocollo.
Già questa differenza incide pesantemente sul costo dell’assistenza. Se a ciò si aggiunge che i pazienti trattati con l’approccio più innovativo seguono un piano riabilitativo in tele-riabilitazione, invece che recarsi in ospedale, i conti sono presto fatti.

Non tutti i pazienti che necessitano di artroplastica di ginocchio possono essere trattati in fast track. Ricordiamo i criteri di inclusione: BMI inferiore a 30 kg/m², appartenenza alla classe ASA 1 o 2, forte motivazione a seguire la riabilitazione anche a distanza, motivazione e disponibilità dei caregiver, conoscenze del mondo digitale per gestire il programma di teleriabilitazione e la presenza di una connessione internet a casa.

Infine, il domicilio deve essere entro un raggio di 30 km dall’ospedale.
Lo studio è stato condotto dalla Clinica Ortopedica dell’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con l’Ospedale Madonna del Popolo di Omegna.

(Lo studio: De Berardinis L, Senarighi M, Ciccullo C, Forte F, Spezia M, Gigante AP. Fast-track surgery and telerehabilitation protocol in unicompartmental knee arthroplasty leads to superior outcomes when compared with the standard protocol: a propensity-matched pilot study. Knee Surg Relat Res. 2022 Dec 12;34(1):44. doi: 10.1186/s43019-022-00173-z. PMID: 36510279)

Stefania Somaré