Una situazione prolungata di infezione o infiammazione articolare può tradursi in una alterazione della regolazione della biosintesi del tessuto connettivo, con produzione di tessuto fibroso all’interno dell’articolazione stessa.
Questa condizione si chiama artrofibrosi e comporta rigidità e ridotta possibilità di movimento e, alle volte, anche gonfiore, arrossamento, calore, dolore e una leggera zoppia. L’artrofibrosi è spesso associata a un trauma, anche di origine chirurgica: alcuni ne associano l’insorgenza, per esempio, a un intervento di protesizzazione di ginocchio.

Una review del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School di Boston ha voluto evidenziare i fattori di rischio, le cause e anche i trattamenti clinici attualmente in uso e i loro esiti (Blessing WA, Williamson AK, Kirsch JR, Grinstaff MW. The Prognosis of Arthrofibroses: Prevalence, Clinical Shortcomings, and Future Prospects. Trends Pharmacol Sci. 2021 Mar 29:S0165-6147(21)00045-6. doi: 10.1016/j.tips.2021.02.007. Epub ahead of print. PMID: 33795150).

Di fatto, a oggi non esiste un trattamento certamente efficace per favorire la guarigione di questa alterazione del tessuto connettivo: ecco allora che gli autori hanno presentato una serie di modelli animali utili per esplorare la fisiopatologia dell’artrofibrosi.
Infine, vengono presentati alcuni trattamenti al momento al vaglio di studi clinici. La revisione vuole fare un punto della situazione, così da favorire ulteriori ricerche.

Stefania Somaré

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