Le fratture pelviche, tipicamente conseguenti a traumi ad alta energia, rappresentano fino al 6,9% di tutte le fratture traumatiche e sono frequentemente associate a lesioni concomitanti. Oltre alle complicanze emorragiche e viscerali acute, queste lesioni espongono i pazienti a un rischio significativo di tromboembolismo venoso (TEV), comprendente trombosi venosa profonda ed embolia polmonare, con incidenze riportate in letteratura estremamente variabili.

Uno studio condotto presso un centro traumatologico di livello I a Riad, in Arabia Saudita, ha analizzato questo problema in una popolazione di pazienti con fratture pelviche e/o acetabolari traumatiche, con l’obiettivo di descrivere l’incidenza della TEV, le strategie di tromboprofilassi adottate e gli esiti clinici associati.

Disegno dello studio e popolazione

Lo studio ha analizzato un disegno di coorte retrospettivo, includendo 437 pazienti adulti ricoverati tra il 2016 e il 2022 per fratture pelviche traumatiche. Tutti i pazienti sono stati gestiti secondo protocolli istituzionali basati su evidenze per la tromboprofilassi, con utilizzo combinato di misure farmacologiche e meccaniche in base al profilo di rischio emorragico e trombotico.

L’endpoint principale era lo sviluppo di TEV durante il ricovero ospedaliero, diagnosticato sulla base del sospetto clinico e confermato con ecocolordoppler o angio-TC polmonare.

Incidenza del tromboembolismo venoso

Secondo i risultati dello studio, il TEV si è verificato nel 9,6% dei pazienti, con una distribuzione simile tra trombosi venosa profonda ed embolia polmonare.

La maggior parte degli eventi si è manifestata precocemente, con una mediana di 3 giorni dal ricovero, confermando come il periodo iniziale post-trauma rappresenti una finestra critica per lo sviluppo di complicanze tromboembolitiche.

Fattori di rischio

L’analisi multivariata ha mostrato che predittori indipendenti della TEV sono: età avanzata, ricovero in terapia intensiva, durata del ricovero ospedaliero. Questi fattori sembrano riflettere indirettamente la gravità del trauma, l’immobilizzazione prolungata e la complessità clinica dei pazienti.

Un dato rilevante emerso dallo studio è che i pazienti sottoposti a chirurgia ritardata (>7 giorni) presentavano un rischio significativamente più elevato di TEV rispetto a quelli trattati precocemente.

Tromboprofilassi e gestione clinica

La tromboprofilassi farmacologica, prevalentemente con eparina a basso peso molecolare (enoxaparina), è stata impiegata nel 94% dei pazienti entro i primi due giorni dal ricovero. L’utilizzo dell’enoxaparina è stato associato a tassi di TEV significativamente inferiori rispetto all’eparina non frazionata.

Sebbene l’inizio precoce della tromboprofilassi non abbia raggiunto significatività statistica come fattore predittivo nell’analisi multivariata, i risultati complessivi si inseriscono in un contesto di evidenze che favoriscono l’uso precoce della profilassi farmacologica quando il rischio emorragico lo consente.

Esiti clinici

L’analisi condotta a Riad non ha rilevato un aumento della mortalità ospedaliera nei pazienti che hanno sviluppato TEV. Tuttavia, la presenza di TEV era associata a una degenza ospedaliera significativamente più lunga, indicando un impatto rilevante in termini di risorse sanitarie e recupero funzionale.

Al-Dorzi HM, AlHabs GK, Alorainy R, et al. Venous thromboembolism in patients with traumatic pelvic and acetabular fractures: a retrospective cohort study. Eur J Orthop Surg Traumatol. 2025;36(1):29. Published 2025 Nov 29. doi:10.1007/s00590-025-04595-9

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