Società di factoring e studi legali: metodi a confronto

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Si chiamano società di factoring e, di fatto, possono intervenire per “aiutare” le aziende che operano con la PA e abbiano crediti da recuperare in una modalità differente: queste società infatti acquistano in qualche modo la fattura statale, applicando un tasso di interesse, e poi operano per farsela rimborsare da chi di dovere. L’azienda ha ottenuto una buona parte del proprio credito e la società di trading è sicura di guadagnarci. La differenza con gli studi legali è che le aziende possono ottenere prima il credito, ma anche che in questo modo lo recuperano in parte e perdono la quota di interessi su questo maturati. «Le società di factoring», spiega meglio Ferraro, «sono pronte a intervenire laddove, in genere, non si spingono gli istituti bancari, acquistando e/o anticipando il credito che l’azienda vanta nei confronti dell’Asl. Sono diversi gli strumenti usati: le cessioni pro soluto o pro solvendo, il mandato irrevocabile all’incasso, lo sconto, le anticipazioni di credito garantite e altri. Naturalmente, la società di factoring applica tassi d’interesse piuttosto onerosi, che variano in base al tipo di strumento usato (per esempio, una cessione pro soluto è in genere più onerosa di una pro solvendo), al rating dell’impresa cliente e dei tassi di mercato e, talvolta, nella percentuale di sconto del credito anticipato o ceduto. Strada assai differente è quella intrapresa dall’avvocato, il quale procede al recupero del credito dell’azienda cliente attraverso l’attività giudiziale e/o stragiudiziale. Si instaura con l’Ente sanitario un contraddittorio, dapprima con note di sollecito al pagamento e diffide, in seguito attraverso ricorsi per ingiunzione di pagamento ed eventuali procedure di esecuzione forzata per ottenere il soddisfacimento del credito del proprio cliente. Le strategie sono molto diversificate, poiché molte sono le variabili in gioco: l’avvocato non deve mai perdere la visione d’insieme per svolgere un’azione efficace. Quanto ai costi, ovviamente quelli del sistema bancario sono maggiormente onerosi e variano in base al periodo e all’istituto di credito scelto: in genere consistono nelle spese di istruzione della pratica, nelle spese dell’atto notarile, in caso di cessione del credito, nonché nel tasso d’interesse e/o di sconto applicato. Fruire di queste forme di credito, quindi, determina per l’imprenditore dei costi che, in genere, diventano fissi e strutturali. Variabili, invece, sono quelli relativi a uno studio legale, in base al professionista, al quale ci si rivolge». Conclude Ferraro: «il nostro studio legale si propone di seguire l’azienda nel suo rischio d’impresa e, dunque, di applicare il legittimo principio della soccombenza del debitore, per cui i costi delle spese legali sono interamente addebitati all’Ente moroso, senza costi aggiuntivi per l’impresa cliente». Due soluzioni tra loro molto diverse.