Riparare lesioni di ginocchio con la cartilagine di naso

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Da anni l’Università di Basilea sta studiando l’applicazione della cartilagine di naso alla cura delle lesioni cartilaginee di ginocchio. E non lo sta facendo da sola. Al suo fianco ci sono anche istituti italiani, come il Politecnico di Milano, l’Istituto Ortopedico Rizzoli. Di recente questi attori, insieme alla Case Western Reserve University di Cleveland (USA), hanno pubblicato uno studio in cui dimostrano come la cartilagine nasale sia capace non solo di riparare le lesioni di ginocchio isolate ma anche di facilitare la riparazione della cartilagine rovinata dall’artrosi, contrastando addirittura i livelli infiammatori presenti a livello articolare (Lina Acevedo Rua et al. Engineered nasal cartilage for the repair of osteoarthritic knee cartilage defects. Science Translational Medicine. 1 Sep 2021, Vol 13, Issue 609. DOI: 10.1126/scitranslmed.aaz4499).

Si sta parlando di un tessuto ingegnerizzato. La cartilagine viene prelevata dal setto nasale di un paziente per poi essere lavorata in laboratorio: I condrociti vengono isolati dalla matrice e coltivati in vitro per creare un tessuto da utilizzare poi durante l’intervento chirurgico. I ricercatori coinvolti nello studio avevano già provato la bontà di questo approccio per curare lesioni isolate, ma lavorando su ginocchi artritici dovevano verificare se lo stato infiammatorio presente ne avrebbe inficiato l’efficacia. Il primo passaggio è stato sottoporre in laboratorio i condrociti prelevati dal setto nasale a fattori infiammatori, in vari modelli, oltre che farlo in piccoli animali.
Il passaggio successivo è stato valutare la durabilità di questo tessuto ingegnerizzato in presenza di vari fattori infiammatori e stress meccanico: questo ultimo pezzo di studio è stato condotto in pecore, prelevando la cartilagine dal loro setto nasale e impiantandola, una volta lavorata, negli stessi animali. I risultati di questo studio su modello animale sono molto positivi.

Gli autori hanno anche capito come fa la cartilagine di origine nasale a resistere al processo infiammatorio: in un certo senso, porta con sé una serie di pathway fisiologici che non sono intaccati dall’artrite, il che permette loro di modificare l’ambiente in cui sono inserite. Inoltre, la cartilagine del setto nasale ha una origine diversa da quella di ginocchio: deriva da precursori presenti nel neuroectoderma. Ciò le dà proprietà rigenerative e adattative diverse. Una volta ottenuti buoni risultati su animali, gli autori hanno testato il processo anche su due giovani uomini con problemi di artrite: anche in questo caso, i primi esiti sembrano essere positivi, anche se occorre un follow-up più lungo per avere certezza. Gli autori si dicono “ottimisti con cautela”.

Perché questo approccio possa essere definito davvero efficace occorre avviare degli studi clinici su un maggior numero di pazienti. Una volta che gli studi saranno avviati, gli autori vogliono provare a verificare se la cartilagine da setto nasale può essere utile anche per altre tipologie di artrite. Il fatto è che una articolazione coinvolta in un processo degenerativo peggiora continuamente e ha, come ultima soluzione, una sostituzione protesica. Ma questa non può essere fatta nei giovani, a meno di non avere alternative: una protesi non è eterna e impiantarla in un soggetto troppo giovane significa “condannarlo” a certa revisione e la letteratura sostiene che le revisioni sono interventi più complessi e con maggiori complicanze. Se questo trattamento dovesse dare esiti positivi, consentirebbe di allungare i tempi e portare i pazienti a protesi più in là negli anni, sempre che non produca una guarigione vera e propria.

Stefania Somaré

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