La protesi inversa di spalla è utile in diverse patologie a carico di questa articolazione, ma per essere davvero efficace e non alterare il range of motion articolare, per esempio, necessita di un alto livello di personalizzazione. Un recente studio italiano presenta un nuovo modo per ottenere questa personalizzazione in fase di progettazione dell’intervento, andando a posizionare in modo sartoriale la componente glenoidea della protesi stessa.
Condotto dall’Università degli Studi di Palermo, in collaborazione con l’Università di Tor Vergata e la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS-Università Cattolica del Sacro Cuore, lo studio è pubblicato su International Orthopaedics.
Protesi inversa e corretto posizionamento: lo studio
La metodologia proposta dal gruppo di studio è di tipo parametrico e utilizza caratteristiche specifiche del paziente per sviluppare un piano preoperatorio migliore e più efficace. Il primo aspetto preso in considerazione da questa metodologia riguarda il range of motion della componente gleno-omerale e l’instabilità protesica dell’articolazione, calcolata attraverso diverse configurazioni della inclinazione glenoidea.
Se normalmente, in fase preoperatoria, si tiene conto di 3 diversi orientamenti dell’inclinazione glenoidea, nel modello proposto si lavora su 15 orientamenti, simulati variando gli angoli di inclinazione inferiori, anteriori e posteriori del piano di taglio della glena.
In questo modo, il modello introduce delle variabili aggiuntive a quelle già utilizzate, consentendo una personalizzazione maggiore.
Infine, per ottimizzare la configurazione, la metodologia tiene conto anche della percentuale di osso che deve essere resecato per effettuare l’intervento protesico.
Nel complesso, il metodo richiede 4 step: ricostruzione anatomica in 3D, planning virtuale dell’intervento, valutazione geometrica e biomeccanica e, infine, identificazione delle configurazioni ottimali per il soggetto. Il modello, così descritto, è stato utilizzato su 4 pazienti modello, sottoposti a intervento con 2 diversi tipi di protesi.
I risultati della nuova metodologia
La simulazione, condotta come detto su 4 diversi pazienti, ha consentito di misurare il valore massimo ottenibile di adduzione, abduzione, rotazione interna e rotazione esterna della spalla in, rispettivamente, 87,23°, 90° e 70,59°. Da sottolineare che questi valori massimi non si possono ottenere in una sola configurazione: occorrerebbe, quindi, stabilire quale è il più importante per il singolo paziente.
Per quanto riguarda l’instabilità, questa varia a seconda delle configurazione tra 0,23 e 0,62, mentre la resezione di osso tra lo 0,4% e il 5,5%. Questi risultati confermano l’importanza della configurazione scelta sulla biomeccanica articolare della spalla protesica, sottolineando l’esigenza di utilizzare strumenti che tengano conto del maggior numero di parametri per decidere come intervenire.
Cirello A, Ingrassia T, Rovere G, Nalbone L, Camarda L, Mirulla IA, Nigrelli V, Ricotta V, Tantillo M. Customized positioning of the glenoid component in reverse shoulder arthroplasty: a new computer aided design methodology. Int Orthop. 2026 Feb 7. doi: 10.1007/s00264-026-06748-9. Epub ahead of print. PMID: 41653229.


