Il piede piatto è tra le più comuni alterazioni del piede. Nel tempo, questa condizione può contribuire a sviluppare problematiche alla spina dorsale e agli arti inferiori. La mancanza dell’arco plantare, infatti, riduce la capacità di ammortizzazione del piede, risultando in forze di intensità maggiore che si distribuiscono lungo la catena muscolo-scheletrica.
Il piede piatto altera, inoltre, i corretti allineamenti tra le varie componenti dell’apparato muscolo-scheletrico, favorendo l’instaurarsi del ginocchio valgo, favorendo strategie di rotazione dell’anca alterate e aggiustamenti compensatori del tronco durante il passo.
Tra le soluzioni terapeutiche che si sono dimostrate più efficaci nel ridurre la pronazione del piede, tipica del piede piatto, ci sono i plantari con cuneo laterale. Un recente studio iraniano pubblicato sul Journal of Foot and Ankle Research Research valuta gli effetti a lungo termine dell’uso di plantari antipronazione sulla coordinazione tra articolazioni in pazienti con piede piatto e li confronta con soggetti con arco plantare normale.
Piede piatto a confronto con il piede normale
Lo studio include 24 pazienti, dei quali solo 12 con piede piatto. Tutti i partecipanti sono stati inizialmente sottoposti a una analisi del passo per valutare tanto gli aspetti cinematici, quanto quelli cinetici. Successivamente, i pazienti con piede piatto hanno ricevuto un plantare con cuneo laterale con l’indicazione di indossarlo almeno 6 ore al giorno per un periodo di 6 settimane, evitando però di utilizzarlo durante attività ad alta intensità.
I plantari utilizzati nello studio sono commerciali, fatti di poliuretano e dotati di un cuneo laterale e di un supporto all’arco, pensati per ridurre l’eccessiva pronazione del piede. L’aderenza terapeutica al percorso è stata verificata con un contatto settimanale telefonico da parte del team di lavoro. Una volta concluso il periodo di trattamento, i partecipanti allo studio hanno ripetuto l’analisi del passo. Alla fine, gli autori hanno collezionato dati relativi l’analisi del passo pre-trattamento, sia con le scarpe sia senza, e post-trattamento, nelle medesime condizioni.
I risultati
L’analisi del passo effettuata dopo l’uso del plantare antipronazione mostra dei cambiamenti nei pazienti con piede piatto. In particolare, si osservano variazioni nella coordinazione tra caviglia e anca dipendenti dalla fase del passo, con angoli di accoppiamento inferiori durante la fase di carico e di oscillazione che nei pazienti del gruppo di controllo. Gli stessi angoli risultano essere invece superiori nella fase di spinta.
Che dire, invece, della coordinazione caviglia-ginocchio e ginocchio-anca? In questo caso, gli autori hanno osservato cambiamenti più piccoli, limitati a specifiche fasi del passo. In generale, quindi, l’uso dei plantati antipronazione aumenta gli angoli di accoppiamento nelle diverse condizioni.
Anche le analisi spazio temporali rivelano alcuni cambiamenti. In particolare, si osservano tempi con un solo piede appoggiato a terra più lunghi nei pazienti del gruppo di controllo, mentre nei pazienti con piede piatto sono più lunghi i tempi con entrambi i piedi a terra. La lunghezza del passo risulta essere maggiore nei pazienti del gruppo di controllo.
Infine, i ricercatori non trovano differenze tra i due gruppi rispetto alla velocità di camminata. Se è vero, dunque, che l’uso di plantari antipronazione può dare risultati interessanti rispetto alla coordinazione tra articolazioni, è anche vero che questi non influenzano le articolazioni prossimali, sottolineando l’esigenza di associare all’uso dei plantari anche esercizi riabilitativi specifici.
Soltani N, Majlesi M, Fatahi A. Long-Term Use of Anti-Pronation Insoles Enhances Inter-Joint Coordination in Individuals With Flat Feet. J Foot Ankle Res. 2026 Mar;19(1):e70124. doi: 10.1002/jfa2.70124. PMID: 41513595; PMCID: PMC12789046


