Le non unioni dell’avambraccio rappresentano una condizione poco frequente ma clinicamente impegnativa, con un’incidenza stimata tra il 2 e il 5,3%. La loro comparsa è influenzata da molteplici fattori di rischio, legati sia al paziente (fumo, diabete, obesità, età avanzata, disturbi vascolari) sia al trauma e al trattamento iniziale, come fratture aperte, infezioni, compromissione dei tessuti molli e difetti ossei estesi. Il mancato consolidamento di radio e ulna compromette in modo significativo la funzione dell’arto superiore, rendendo necessario un approccio terapeutico complesso e mirato.
Principi biologici e strategie chirurgiche moderne
La gestione delle non unioni dell’avambraccio si fonda su un equilibrio tra biologia e biomeccanica riassunto nel diamond concept, che integra osteogenesi, osteoinduzione, osteoconduzione, vascolarizzazione e stabilità meccanica. Nei casi più complessi, in particolare nelle non unioni infette, atrofiche o di grandi dimensioni, la tecnica della membrana indotta (Masquelet) rappresenta una strategia consolidata, grazie alla sua capacità di migliorare la vascolarizzazione e creare un ambiente favorevole alla guarigione ossea.
L’anatomia funzionale di radio e ulna, che agiscono come un’unica unità biomeccanica, rende, inoltre, cruciale il ripristino di stabilità e allineamento, spesso ottenuto mediante placche a stabilità angolare associate a innesti ossei, in particolare cortico-cancellosi.
Lo studio
Il recente studio ha valutato la consolidazione ossea a 6 e 12 mesi e gli esiti clinici riportati dal paziente dopo trattamento chirurgico delle non unioni dell’avambraccio. Lo studio ha incluso 36 pazienti adulti trattati tra il 2010 e il 2021 per non unioni di radio, ulna o entrambe le ossa, comprendenti forme ipertrofiche, avascolari e infette. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a osteosintesi stabile, con utilizzo selettivo di innesti ossei e sostituti biologici secondo le caratteristiche del difetto.
Consolidazione ossea
La consolidazione radiologica è stata raggiunta nel 67% dei casi a 6 mesi e nell’89% a 12 mesi, secondo il punteggio di Lane-Sandhu modificato. I pazienti trattati con innesti cortico-cancellosi hanno mostrato tempi di consolidazione più rapidi e risultati più affidabili rispetto a quelli trattati con solo innesto spongioso o senza innesto. Le non unioni infette hanno presentato una guarigione più lenta, ma nella maggioranza dei casi hanno comunque raggiunto la consolidazione entro un anno, soprattutto quando trattate con tecnica di Masquelet. Il fumo è risultato il principale fattore associato a ritardo o mancata guarigione.
Recupero funzionale e qualità della vita
Durante il follow-up è stata osservata una progressiva riduzione del dolore, un miglioramento dell’uso funzionale dell’arto e un recupero soddisfacente dell’ampiezza di movimento di polso e gomito nella maggior parte dei pazienti. I punteggi SF-12 hanno evidenziato un miglioramento sia della componente fisica sia di quella mentale, suggerendo una stretta correlazione tra consolidazione ossea, funzione articolare e qualità della vita percepita.
Risultati e prospettive future
Il trattamento chirurgico nelle non unioni dell’avambraccio, basato su stabilità meccanica adeguata, supporto biologico mirato e follow-up prolungato, consente elevati tassi di consolidazione anche in quadri complessi. L’integrazione dei principi del diamond concept, l’uso di placche a stabilità angolare e di innesti ossei appropriati rappresentano elementi chiave per il successo terapeutico. Un follow-up di almeno 12 mesi dovrebbe essere considerato parte integrante del processo di cura.
Findeisen, S., Maier, K., Ferbert, T. et al. Surgical treatment of non-unions in the ulna and radius: a one-year outcome study. Eur J Trauma Emerg Surg 51, 347 (2025). https://doi.org/10.1007/s00068-025-03024-0


