L’invecchiamento della popolazione globale sta determinando un aumento significativo delle fratture geriatriche. Accanto alle fratture prossimali del femore, le fratture da fragilità dell’anello pelvico stanno emergendo come problema clinico rilevante. Derivate prevalentemente da traumi a bassa energia, sono spesso associate a osteoporosi e multimorbilità, rendendone complessa la gestione terapeutica. A differenza delle fratture dell’anca, per le fratture pelviche fragili mancano ancora algoritmi terapeutici standardizzati.
Un recente studio prospettico osservazionale monocentrico ha analizzato la sopravvivenza a 5 anni e i fattori prognostici in pazienti geriatrici con fragilità del bacino, includendo 134 pazienti di età superiore o uguale a 60 anni, ricoverati tra il 2012 e il 2016, valutando attraverso il follow-up la mortalità, lo stato funzionale, la comorbidità e la modalità di trattamento.
Mortalità a lungo termine paragonabile alle fratture dell’anca
La mortalità complessiva a 5 anni è risultata pari a 62,1%, con solo il 37,9% dei pazienti ancora in vita al termine del follow-up. La mortalità non si è concentrata esclusivamente nel primo anno, ma è aumentata progressivamente, raggiungendo il picco nel quinto anno dopo la frattura.
Questi dati sono sovrapponibili a quelli riportati per le fratture prossimali del femore e nettamente superiori alla mortalità attesa nella popolazione generale della stessa fascia d’età.
Funzione e comorbidità come predittori di sopravvivenza
I pazienti sopravvissuti mostravano migliori condizioni funzionali pre-frattura, espresse da un indice di Barthel (misura dell’autonomia nelle attività di base della vita quotidiana) e un punteggio IADL-Instrumental Activities of Daily (capacità di svolgere attività strumentali necessarie alla vita indipendente) significativamente più elevati.
Inoltre, una minore gravità della comorbidità, valutata secondo il Charlson Comorbidity Index, e un punteggio ASA (rischio clinico-anestesiologico globale del paziente) più basso, erano fortemente associati a una migliore sopravvivenza. Al contrario, età, sesso, tipo di frattura e strategia terapeutica (chirurgica vs conservativa) non hanno mostrato un’influenza significativa sulla mortalità a lungo termine.
Prospettive future
I risultati sottolineano come la prognosi dei pazienti con fratture da fragilità del bacino dipenda più dallo stato funzionale e dal carico di comorbidità che dalle caratteristiche anatomiche della frattura. Questo rafforza il ruolo centrale della valutazione geriatrica multidimensionale e dei modelli di co-gestione ortogeriatrica che potrebbero migliorare gli esiti clinici come già dimostrato per le fratture dell’anca.
La valutazione precoce di Indice di Barthel, IADL, ASA e Charlson Comorbidity Index è fondamentale per individuare i pazienti a rischio e personalizzare il percorso di cura. Nonostante la prognosi severa, un approccio strutturato e interdisciplinare rimane essenziale e giustificato.
Lenz, J., Zwar, J., Oberkircher, L. et al. Predictors of long- term survival after pelvic ring fractures in geriatric patients – five-year results of a prospective observational study of 134 patients. Eur J Trauma Emerg Surg 51, 364 (2025). https://doi.org/10.1007/s00068-025-03030-2


