Le fratture diafisarie dell’omero sono una presenza costante nei reparti di emergenza e traumatologia. Nella maggior parte dei casi il problema è di natura meccanica e riguarda la stabilità ossea. Tuttavia, in circa il 10% dei pazienti, la frattura si associa a una paralisi del nervo radiale, trasformando una lesione ortopedica in una componente a forte impatto funzionale.
La vittima silenziosa del trauma
Il nervo radiale decorre a stretto contatto con la diafisi omerale, che risulta particolarmente esposta nei traumi ad alta energia. La perdita dell’estensione del polso e delle dita ha conseguenze immediate nell’autonomia del paziente. Nonostante questo, nelle fratture chiuse è ancora diffuso un approccio attendista, basato sull’idea che il nervo possa recuperare spontaneamente senza un’esplorazione chirurgica.
Il problema dell’attesa è che non tutte le lesioni nervose sono uguali. Accanto alle neuropatie reversibili, possono esserci compressioni, importanti stiramenti o intrappolamenti del nervo nel focolaio di frattura. In questi casi, rimandare l’intervento significa spesso prolungare i tempi di recupero o rendere necessaria una chirurgia secondaria più complessa.
Lo studio
Un lavoro recentemente condotto analizza 24 pazienti con frattura diafisaria dell’omero e paralisi del nervo radiale, trattati in un centro trauma di livello I. Tutti i pazienti sono stati sottoposti entro 24 ore a riduzione a cielo aperto e sintesi interna con placca, associata all’esplorazione e decompressione del nervo radiale. Una scelta chiara: risolvere subito sia il problema osseo sia quello neurologico.
I risultati evidenziano come il recupero del nervo radiale sia stato completo nel 100% dei casi, con un tempo medio di circa sei mesi. La guarigione ossea e il recupero della mobilità articolare si sono verificate mediamente in quattro mesi. Inoltre, nessun paziente ha richiesto ulteriori interventi chirurgici per deficit neurologici persistenti.
Cosa cambia nella pratica ospedaliera
Per i tecnici ospedalieri, questi dati si traducono in percorsi più lineari e prevedibili. Imaging tempestivo, una sola procedura chirurgica completa e un follow-up meno frammentato significano meno esami ripetuti, minore carico organizzativo e una migliore continuità assistenziale. L’intervento precoce diventa così anche una scelta di efficienza.
Pur trattandosi di uno studio retrospettivo, l’indicazione appare chiara: l’esplorazione del nervo radiale durante la riduzione a cielo aperto e fissazione interna (ORIF) delle fratture diafisarie dell’omero può migliorare gli esiti clinici e semplificare il percorso di cura.
Maresca A, Sirio C, Vitale P, Cerbasi S, Calderazzi F, Pascarella R. Diaphyseal fractures of the humerus with radial nerve injury: how to manage both fracture and the nerve injury. Musculoskelet Surg 2025; Oct 7.


