Le fratture acetabolari e pelviche rappresentano una sfida clinica rilevante nei pazienti in età lavorativa e fisicamente attivi. Il ritorno allo sport è un outcome funzionale di crescente interesse, ma scarsamente esplorato in letteratura. Un recente studio analizza l’influenza del tipo di frattura e dell’approccio chirurgico sul recupero funzionale e sulla ripresa dell’attività sportiva.
Il contesto clinico
Queste fratture sono associate a elevata morbilità e significativi costi sociali, poiché colpiscono prevalentemente soggetti in età produttiva. Oltre alla fase acuta, complicanze a lungo termine come dolore cronico, artrosi post-traumatica, disfunzione sessuale e riduzione della qualità della vita possono compromettere il recupero funzionale.
In un contesto di crescente attenzione all’attività fisica e allo sport amatoriale, la capacità di tornare allo sport rappresenta un indicatore clinicamente rilevante ma ancora poco standardizzato.
Lo studio che cambia la prospettiva
Uno studio di coorte retrospettiva, condotto presso il Policlinico Universitario Gemelli di Roma, su pazienti trattati tra il 2018 e il 2022, ha valutato l’impatto della localizzazione della frattura e dell’approccio chirurgico utilizzato. Lo studio ha incluso soggetti di età compresa tra i 18 e i 65 anni, con fratture isolate acetabolari o dell’anello pelvico, trattate mediante ORIF (riduzione a cielo aperto e fissazione interna) o CRIF (riduzione chiusa e fissazione interna), con follow-up minimo di 12 mesi. Le fratture acetabolari sono state classificate secondo la scala di Judet-Letournel, mentre quelle dell’anello pelvico secondo Young-Burgess.
Gli esiti clinici sono stati valutati mediante misure di outcome riportate dal paziente (PROM) per attività fisica, funzione dell’anca e qualità della vita, utilizzando Hip Sport Activity Scale (HSAS), Hip Outcome Score (HOS) con sottosezioni per vita quotidiana e attività sportiva, Tegner Activity Scale (TAS) e Modifiable Activity Questionnaire (MAQ). La qualità della vita è stata misurata con il Short Form Health Survey a 12 item (SF-12), analizzando separatamente Physical Component Summery (PCS-12) e Mental Component Summery (MCS-12). L’analisi statistica ha impiegato t-test per variabili continue, chi-quadrato per variabili categoriche e ANOVA a un fattore per il confronto tra sottogruppi. Un valore di p<0,05 è stato considerato indicativo di significatività statistica.
I risultati dello studio
Includendo 28 pazienti, 15 con fratture acetabolari e 13 con fratture dell’anello pelvico, con follow-up medio superiore a tre anni, i punteggi PCS-12, MCS-12, HOS, HSAS e TAS non hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi. Il MAQ totale era più alto nelle fratture pelviche, principalmente per la componente lavorativa, mentre la componente sportiva è risultata sovrapponibile.
L’analisi dei sottogruppi non ha evidenziato differenze significative. I risultati suggeriscono che, nonostante differenze biomeccaniche e chirurgiche, entrambe le fratture possono portare a esiti funzionali simili. L’assenza di differenze significative potrebbe derivare da limiti metodologici, tra cui la ridotta dimensione del campione, l’eterogeneità dei pattern di frattura e la mancanza di strumenti specifici e validati per la valutazione del ritorno all’attività sportiva.
Un obiettivo complesso
Il ritorno allo sport dopo fratture di questo tipo è un obiettivo raggiungibile ma complesso. Lo studio evidenzia differenze significative tra due tipologie di frattura, sottolineando la necessità di studi prospettici su campioni più ampi e dello sviluppo di punteggi funzionali standardizzati e specifici per il ritorno allo sport.
Rovere G, Smakaj A, De Mauro D, et al. Return to sport after acetabular and pelvic ring fractures in amateur athletes: a retrospective study. J Orthop Traumatol 2025; 26:71.


