Una delle patologie reumatiche maggiormente diffuse nella popolazione è la fibromialgia, che colpisce principalmente la muscolatura con dolore cronico e diffuso. Con una incidenza calcolata tra il 2% e l’8% della popolazione, la fibromialgia interessa soprattutto donne in età fertile e lavorativa. Si stima che, in Italia, le pazienti con avvenuta diagnosi, non sempre semplice, siano circa un milione e mezzo.

Al dolore cronico muscolare, che può essere più o meno localizzato, si associano anche affaticamento, astenia, rigidità e disturbi del sonno, tachicardia e mal di testa. Come per molte patologie reumatiche, la sintomatologia può cambiare molto da soggetto a soggetto. Il trattamento della fibromialgia si basa su un approccio personalizzato, con farmaci e un intervento educazionale e di supporto.

Un recente studio dell’Università Luigi Vanvitelli della Campania e della SIMFER-Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, pubblicato sullo European Journal of physical and rehabilitation Medicine, sottolinea l’importanza di inserire in questo percorso di cura anche un approccio riabilitativo.

Fibromialgia come “malattia” dei centri del dolore

Per anni non è stato possibile comprendere a fondo le cause della fibromialgia, ma oggi, grazie agli avanzamenti nella neuroscienza e nella scienza del dolore, si è giunti a capire che la fibromialgia deriva da una disregolazione dei centri del dolore a livello di sistema nervoso centrale, con una modulazione del dolore disfunzionale e cambiamenti non plastici maladattativi. Molti i sistemi neurobiologici coinvolti, tanto che la patologia può essere attivata, e peggiorata, da fattori cognitivi-emozionali, reazione allo stress, disturbi del sonno. In questo quadro patologico, è importante inserire un percorso di riabilitazione che consenta al sistema nervoso centrale di ricalibrare la percezione e la gestione del dolore.

L’influenza dell’attività fisica

Gli studi evidenziano, infatti, che l’espressione clinica della fibromialgia può essere fortemente influenzata da fattori personali, come credenze errate sul dolore, la paura di muoversi, la riduzione dell’auto efficacia con richiesta di aiuto e supporto, fattori ambientali. Gli autori dello studio sottolineano come la letteratura abbia già dimostrato che l’uso di attività fisica aerobice e di rinforzo muscolare, dosate in modo personalizzato, sia in grado di migliorare le vie discendenti inibitorie del dolore e la facilitazione centrale.

Inoltre, alcune evidenze recenti individuano nell’allenamento aerobico con ristretto flusso sanguigno un possibile supporto al miglioramento del dolore. La riabilitazione andrebbe a completare il quadro di cura già esistente, supportanto la rieducazione del dolore e il supporto psicologico, se necessario. Vista da questa prospettiva, inoltre, la fibromialgia potrebbe diventare un modello per lo sviluppo di soluzioni riabilitative anche per altre patologie di dolore cronico.

Iolascon G, Moretti A; Board of Directors of the Italian Society of Physical and Rehabilitation Medicine (SIMFER). From pain mechanisms to functioning: a rehabilitation perspective on fibromyalgia. Eur J Phys Rehabil Med. 2026 Mar 18. doi: 10.23736/S1973-9087.26.09490-6. Epub ahead of print. PMID: 41848431

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