Il drenaggio post-operatorio è una delle complicanze più comuni dopo artroplastica totale del ginocchio e può protrarsi oltre le 72 ore. Sebbene spesso di natura benigna, quando persiste tende ad aumentare la tensione sui tessuti, facilitando la proliferazione batterica e quadruplicando il rischio di infezione periprotesica entro cinque anni. La letteratura indica che il momento critico si verifica tra il quinto e il settimo giorno, poiché oltre questa soglia, il rischio di infezione periprotesica dell’articolazione (PJI) cresce rapidamente e l’intervento chirurgico diventa necessario.

Un nuovo protocollo di gestione

Un recente studio prospettico multicentrico ha valutato l’efficacia di un protocollo standardizzato di gestione del drenaggio persistente, applicato in quattro centri con procedure di chiusura omogenee e follow-up sistematico. L’esito primario è stato la guarigione completa della ferita senza necessità di sbrigliamento chirurgico, antibiotici e ritenzione dell’impianto (DAIR) né evoluzione verso PJI. Il percorso di trattamento adottato, prevede tre step progressivi:

  • giorni 1-3: ottimizzazione dell’anticoagulazione e gestione locale della medicazione;
  • giorni 3-5: introduzione della Negative Pressure Wound Therapy incisionale (iNPWT);
  • oltre 7 giorni: indicazione chirurgica, modulata in base all’integrità capsulare (debridement sovracapsulare o DAIR).

Il monitoraggio quotidiano con punteggio ASEPSIS ha permesso un’escalation tempestiva e standardizzata. Lo studio ha interessato 62 pazienti (36 TKA e 26 revisioni) e il protocollo proposto ha ottenuto un tasso di successo del 91,9%, con solo l’8,1% di ricorso a DAIR e un’incidenza di PJI dell’1,6%. I casi primari hanno mostrato un decorso più favorevole, con meno visite necessarie alla guarigione e degenze più brevi rispetto alle revisioni. L’analisi ha, inoltre, confermato che il tipo di intervento, l’età e il sesso influenzano significativamente la velocità di guarigione.

Perché il tempismo da solo non basta

Il dato più rilevante è la conferma che la tempistica d’intervento è cruciale. L’escalation strutturata evita ritardi e riduce drasticamente la progressione verso PJI, sovraperformando i tassi riportati in letteratura per drenaggio persistente. Interessante notare che la severità iniziale della ferita non prediceva il fallimento, suggerendo che sia il trattamento precoce e sistematico, più che la gravità iniziale, a determinare l’esito.

Un protocollo standardizzato, basato su decisioni temporali chiare e monitoraggio strutturato, permette di gestire efficacemente il drenaggio persistente dopo TKA, riducendo il ricorso a revisioni maggiori e minimizzando il rischio di infezione peripotesica. I risultati sostengono l’adozione di strategie condivise e l’implementazione di percorsi terapeutici uniformi per ottimizzare la cura delle ferite post-operatorie.

Fonte: Leggieri F, Ferriani F, Di Benedetto E, Miani E, Festa E, Balato G, et al. Time-dependent wound management protocol prevents periprosthetic joint infection in total knee arthroplasty with persistent drainage. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2025; 1–10. https://doi.org/10.1002/ksa.70077

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