Non solo è dolorosa e profondamente debilitante: l’artrosi, patologia caratterizzata dal progressivo deterioramento delle cartilagini articolari, è purtroppo anche molto diffusa. Si stima che nel mondo comprometta la mobilità di un adulto su cinque e, in ragione dell’invecchiamento della popolazione, potrebbe diventare ancora più frequente nei prossimi anni, con un sensibile aumento dei casi – del 75% per il ginocchio, del 48% per la mano, del 70% per l’anca – entro il 2050.
Sono poche a oggi le opzioni di trattamento, perlopiù sintomatiche, e siamo ancora lontani da terapie capaci di modificare la dinamica della malattia e ripristinare la funzionalità della cartilagine (di fatto, uno dei tessuti più difficili da ricostituire). Proprio per questo la ricerca di nuovi potenziali bersagli farmacologici e di strategie di medicina rigenerativa rappresenta oggi uno dei principali filoni d’indagine.
È qui che si inserisce uno studio pubblicato di recente su Science e firmato da ricercatori della Stanford University, in California, che riporta interessanti risultati preclinici sulla possibilità di bloccare l’azione di una proteina legata alla degenerazione cartilaginea e accende nuove speranze di rigenerare il tessuto.
Un enzima chiave per la salute delle articolazioni
Nel mirino dello studio, l’enzima 15-idrossiprostaglandina deidrogenasi (15-PGDH), coinvolto nel processo di invecchiamento. In particolare, gli autori si sono interrogati sulla possibilità che 15-PGDH rivestisse anche un ruolo nel declino delle cartilagini e, in generale, delle articolazioni.
Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno confrontato la concentrazione di enzima nella cartilagine del ginocchio di topi giovani rispetto a esemplari anziani, riscontrando che di fatto aumentava di circa due volte con l’età. Hanno successivamente testato l’iniezione, nei topi anziani, di un farmaco capace di inibire l’attività di 15-PGDH, sia a livello sistemico che somministrandolo direttamente nell’articolazione. Quello che hanno osservato è un ispessimento localizzato della cartilagine, a conferma che il trattamento promuoveva la rigenerazione laddove deteriorata dall’invecchiamento.
Risultati simili sono stati osservati in animali giovani con artrosi post-traumatica derivante da una rottura del legamento crociato anteriore (che si verifica con una certa frequenza negli sportivi). Altri esperimenti hanno dimostrato una significativa riduzione del dolore: gli esemplari che avevano ricevuto il trattamento erano inclini a caricare più peso sulla zampa interessata rispetto a quelli non trattati.
Lo studio: l’enzima promuove la rigenerazione cartilaginea
Gli scienziati hanno confermato che l’inibitore enzimatico promuoveva una rigenerazione cartilaginea consistente anche in espianti articolari di pazienti umani con artrosi (materiale prelevato nei casi di protesi totale del ginocchio).
Inoltre, hanno scoperto che la nuova cartilagine era ialina, quindi funzionale e non fibrosa. Il trattamento ha, infatti, determinato un cambiamento nella popolazione di condrociti dell’articolazione, con una diminuzione di quelli fibrogenici e un aumento di condrociti che secernono, invece, matrice extracellulare essenziale per la salute della cartilagine.
La strada verso l’applicazione clinica
«Il meccanismo è sorprendente e ha davvero cambiato la nostra prospettiva su come può avvenire la rigenerazione tissutale», ha commentato Nidhi Bhutani, professoressa di chirurgia ortopedica a Stanford e autrice senior della pubblicazione. Di fatto, quanto osservato apre alla possibilità che la cartilagine persa a causa dell’artrite potrebbe essere ripristinata con un’iniezione mirata, senza più bisogno di interventi per la sostituzione chirurgica di ginocchio e anca.
Studi clinici di fase 1 su un inibitore della 15-PGDH per la debolezza muscolare hanno fornito un buon riscontro di sicurezza ed efficacia; ora gli studiosi puntano a uno studio simile anche per l’indicazione nell’artrosi.
Singla M, Wang Y X, Monti et al. Inhibition of 15-hydroxy prostaglandin dehydrogenase promotes cartilage regeneration. Science 2026 Mar 5;391(6789):1053-1062. doi: 10.1126/science.adx6649


