Artrosi erosiva di mano, cosa la rende invalidante?

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Le mani sono tra le parti del corpo più colpite da artrosi, che sembra interessare, in questo caso, non solo le cartilagini articolari ma anche l’articolazione nel suo complesso. A soffrirne sono soprattutto donne sopra i 40 anni, anche se questa artrosi spesso è asintomatica.
Da un punto di vista radiografico, l’artrosi interessa il 67% delle donne over 55 e il 55% degli uomini nella stessa fascia di età. Tuttavia, si stima che tra gli over 70 i sintomi compaiano solo nel 26.2% delle donne nel 13.4% degli uomini, con sintomi quali dolore, rigidità articolare, riduzione della mobilità e perdita della forza nella presa.

La forma più aggressiva di artrosi di mano è senza dubbio quella definita “erosiva”, che però è anche la meno frequente colpendo tra il 5% e il 15% dei soggetti con artrosi sintomatica, con un rapporto donna:uomo di 12:1.6.
In questi casi le articolazioni della mano si gonfiano e spesso si verificano flare infiammatori associati a dolore molto intenso.

Uno studio messicano si è concentrato sulla ricerca di caratteristiche radiografiche specifiche che permettano di distinguere tra atrosi sintomatica erosiva (EHOA) e non erosiva (NEHOA), e sulla loro correlazione con i sintomi della EHOA stessa.

Teoricamente, la EHOA dovrebbe evidenziarsi, in una radiografia, per la presenza di erosione dell’osso subcondrale, di distruzione corticale e di segni di riparazione. Tuttavia, nella loro introduzione, gli autori sottolineano che ci sono pochi lavori, in letteratura, che mettono questi segni in relazione con la sintomatologia successiva. Il lavoro prende in considerazione 119 pazienti, 62 con EHOA e i restanti con artrosi sintomatica non erosiva.
In questi soggetti il dolore è stato valutato con la scala VAS e con l’indice l’AUSCAN (Australian/Canadian Osteoarthritis Hand Index), mentre la funzionalità con il questionario Health Assessment Questionnaire e lo stesso AUSCAN. Le radiografie della mano coinvolta sono state analizzate con la scala di Kallman, mentre l’erosione subcondrale è stata valutata con il metodo Verbruggen–Veys. Successivamente, i risultati sono stati analizzati statisticamente per individuare correlazioni utili in clinica.

Gli autori hanno quindi confermato che nei pazienti con EHOA il dolore è decisamente più intenso che negli altri, sia seguendo la scala VAS che l’indice AUSCAN; gli autori, inoltre, osservano che la VAS correla in modo positivo sia con gli esiti del questionario HAQ che con l’indica AUSCAN, il che segna l’esistenza di un collegamento tra dolore e funzionalità. Al contrario, non si è individuata una forte correlazione tra i segni radiografici e la funzionalità. Sembra, quindi, che a rendere l’artrosi erosiva di mano più dannosa, da un punto di vista clinico, sia proprio il dolore che è così intendo da diventare invalidante.

Una visione interessante, che però dovrebbe essere confermata su un campione più ampio. Gli autori evidenziano inoltre che l’incidenza della EHOA individuata nel proprio studio è decisamente superiore a quella comunemente indicata in letteratura: si parla infatti di oltre la metà del campione preso in esame.

(Lo studio: Duarte-Salazar C, Marín-Arriaga N, Miranda-Duarte A. The High Clinical Burden of Erosive Hand Osteoarthritis is Associated with Clinical Findings, Pain, and Radiographic Severity. Reumatol Clin (Engl Ed). 2022 Jun-Jul;18(6):338-342. doi: 10.1016/j.reumae.2021.03.009. PMID: 35680365)

Stefania Somaré