L’artrosi di ginocchio è tra le patologie articolari più diffuse al mondo, con tassi di incidenza che crescono rapidamente in risposta all’invecchiamento della popolazione. In linea di massima, il trattamento elettivo è di carattere conservativo, nel tentativo di rallentare il processo degenerativo che colpisce le cartilagini e, contestualmente, di ridurre la sintomatologia dolorosa in favore di un mantenimento funzionale dell’articolazione.

Quando le pratiche conservative perdono effetto, si arriva all’atto chirurgico. Questo iter è sostenuto anche da alcune evidenze di letteratura, che sembrano suggerire che un intervento di artroplastica di ginocchio, effettuato quando ancora la patologia è lieve, dia esiti inferiori rispetto a uno condotto su un paziente con artrosi avanzata.

Dal momento che la gravità dell’artrosi è spesso definita con il sistema di classificazione di Kellgren-Lawrence, un team di ricerca ha deciso di valutarne il potere predittivo rispetto allo score post-operatorio Oxford Knee Score, usato per verificare la funzionalità articolare del ginocchio. Obiettivo, individuare uno strumento semplice che possa supportare la scelta di condurre o meno una artroplastica di ginocchio.

Efficacia dell’artroplastica per gonartrosi: lo studio

Pubblicato su BMC Musculoskeletal Disorders, lo studio valuta retrospettivamente 1.401 pazienti sottoposti ad artroplastica di ginocchio presso l’ospedale finlandese Coxa Hospital for Joint Replacement.

Gli autori hanno cercato correlazioni statistiche tra lo stadio dell’artrosi di ogni paziente, calcolato con la classificazione di Kellgren-Lawrence, il valore di Oxford Knee Score e il dolore riportato dal paziente dopo un anno dall’intervento. Lo studio tiene conto di altre variabili, come il genere, l’età, il BMI, lo score ASA e la presenza di comorbidità.

I risultati delle analisi statistiche confermano che quanto più lieve è una artrosi di ginocchio, tanto meno sarà il recupero funzionale nel post-operatorio: ciò vale sia se si considera la severità della patologia, sia se si tiene conto della maggiore altezza dello spazio articolare.

Lo studio conferma anche che un più basso valore di Kellgren-Lawrence calcolato sulle radiografie pre-operatorie si associa a minori esiti dell’artroplastica, suggerendo, quindi, di seguire percorsi differenti da quello chirurgico. Gli autori sottolineano, inoltre, l’importanza di essere molto chiari e realistici con i pazienti, nel colloquio pre-operatorio, perché anche loro possano scegliere se sottoporsi a intervento o meno su basi concrete e non su idee e illusioni.

Rajamäki A, Lehtovirta L, Reito A. et al. The predictive effect of Kellgren-Lawrence grade and joint space height on pain and functional outcome. BMC Musculoskelet Disord (2026). https://doi.org/10.1186/s12891-026-09725-w

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