Artroplastica in day surgery all’Istituto Clinico Città di Brescia

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Anche grazie agli avanzamenti tecnologici che consentono di eseguire un’artroplastica completa in modalità mininvasiva, nel mondo si stanno sviluppando esperienze di chirurgia protesica effettuata in day surgery.
L’intento è ridurre la permanenza dei pazienti in ospedale, spesso fonte di infezioni correlate all’assistenza, e permettere ai pazienti di fare la convalescenza in un ambiente famigliare.

Tra i primi nel mondo a introdurre l’artroplastica in day surgery è stata la statunitense Mayo Clinic, seguita da altre strutture statunitensi e nordeuropee.
In Italia questa pratica è arrivata anche grazie al dott. Tommaso Vitrugno, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia – Sezione X dell’Istituto Clinico Città di Brescia, del Gruppo San Donato, che ha sviluppato un protocollo ad hoc applicandolo per la prima volta su una sessantenne con coxartrosi degenerativa.

Tommaso Vitrugno

Il protocollo prevede di selezionare i pazienti idonei, che devono essere – fa notare lo stesso Vitrugno – «in ottime condizioni di salute e fortemente motivati a rientrare immediatamente a casa; il paziente stesso ha un ruolo di primo piano nell’intraprendere questo percorso».

Il chirurgo utilizza una tecnica chirurgica mininvasiva con accesso postero-laterale che non lesiona i muscoli glutei e comporta poca perdita di sangue e limitato dolore post-operatorio. L’intervento ha una durata compresa tra 30 e 40 minuti. Grazie a un’anestesia a basso impatto sulla fisiologia del paziente, quest’ultimo può essere mobilitato precocemente.
Prima della dimissione, il team – di cui fanno parte anche fisiatra, infermiere e fisioterapisti – supporta il paziente nei primi esercizi di fisioterapia e si assicura che sia in grado di gestire da solo i propri bisogni, anche salire e scendere le scale con le stampelle.

Una volta a casa, il paziente è monitorato «con il supporto della telemedicina e si interagisce anche con il suo medico di base per illustrare la procedura e le attività postoperatorie», sottolinea Vitrugno.

Essenziale è coinvolgere almeno un caregiver e assicurarsi che il medico di Medicina Generale concordi con il percorso e supporti il percorso di recupero del paziente.

Conclude Vitrugno: «la day surgery rappresenta il futuro dell’ortopedia. Il rapido ritorno del paziente in un ambiente famigliare ha il vantaggio di accelerare la guarigione e ridurre rischi come quello infettivo, mentre le strutture ospedaliere ne traggono un beneficio poiché possono riservare posti letto a chi necessita di intervento tradizionale o ha comorbilità tali da escludere la day surgery». Lo stesso protocollo può essere applicato all’artroplastica di ginocchio.

Stefania Somaré

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