Spesso, in contesti diversi, mi trovo a dover spiegare quale sia il ruolo della nostra professione, troppo spesso poco nota persino all’interno dello stesso comparto sanitario. Chi è e che cosa fa realmente il tecnico ortopedico?
Talvolta, per assonanza, viene confuso con lo specialista in ortopedia; altre volte viene equivocato con professionisti che, in modo differente, si occupano di riabilitazione, come fisioterapisti o podologi.
In realtà, ho sempre ritenuto che gran parte dell’essenza più autentica della nostra professione risieda nel fatto che, tra tutte le professioni sanitarie, è quella più direttamente coinvolta nella progettazione e nella produzione di presidi medici destinati a essere utilizzati ogni giorno dai pazienti in prima persona.
Un mestiere tra i più antichi in ambito sanitario, esistente da quando l’uomo comprese di poter supportare dall’esterno le “mancanze” e le menomazioni dell’apparato muscoloscheletrico attraverso elementi applicati al corpo dei più sfortunati.
Un’attività che, fin dalle sue origini, ha richiesto la capacità di trasformare materiali di varia natura, plasmarli e adattarli affinché potessero rispondere alle esigenze di invalidi e traumatizzati, con l’obiettivo ultimo di ricreare una funzione perduta.
È evidente, dunque, come l’approfondita conoscenza dei materiali e dei loro processi di lavorazione rappresenti un elemento essenziale di questo ruolo.
Materiali intesi come la “materia di cui sono fatti i sogni” di shakespeariana memoria, quando vengono impiegati con sapienza per restituire mobilità, libertà e autonomia a chi le ha temporaneamente o irrimediabilmente perdute.
Nessun materiale, però, dal più semplice al più performante, può rappresentare un reale supporto se non viene interpretato, compreso e lavorato nel modo più funzionale allo scopo.
Ed è qui che entra in gioco la figura del tecnico ortopedico: un moderno “alchimista”, capace di utilizzare la materia come strumento di trasformazione, traducendo una visione figlia di esperienza, conoscenza ed empatia in una risposta concreta a bisogni reali e spesso urgenti.
Una prospettiva affascinante, in cui i materiali diventano ingredienti da utilizzare con consapevolezza e la tecnologia si configura come una sorta di “bacchetta magica”, capace di potenziarne le caratteristiche e aprire nuovi orizzonti applicativi.
Del resto, non c’è forse qualcosa di quasi magico nell’osservare un filamento plastico liquefarsi per poi rinascere, strato dopo strato, nella forma progettata per dare corpo a un sogno di rinnovata libertà?
E non è altrettanto stupefacente assistere a un atleta paralimpico raggiungere prestazioni pari, se non superiori, a quelle di un normodotato grazie a un’interpretazione avanguardistica della materia, del suo assemblaggio e della sua lavorazione?
Rispondendo, dunque, alle domande iniziali, il tecnico ortopedico è il professionista capace di comprendere i bisogni della persona che ha di fronte e plasmare la materia per offrirle soluzioni concrete, in un equilibrio costante tra tecnica ed empatia.
Non un semplice produttore di ausili, ma un interprete consapevole delle esigenze umane, da un lato, e del carattere intrinseco di materiali e tecnologie, dall’altro, capace di individuare punti d’incontro mediati da conoscenza e sensibilità, tradizione e innovazione, medicina e ingegneria.
Con un obiettivo che può apparire paradossale: realizzare qualcosa che, idealmente, non si renda visibile, che svolga la propria funzione in modo silenzioso perché perfettamente integrato con la persona. La massima espressione della simbiosi tra uomo e tecnologia.
Ed è proprio in quel momento – quando il dispositivo scompare e la persona torna protagonista – che il lavoro del tecnico ortopedico compie la sua più autentica, piccola e grande alchimia.
Largo dunque alla tecnologia, ovunque essa sia in grado di esaltare le prestazioni dei materiali e renderli sempre più integrati con il “sistema uomo”, ma sempre e inevitabilmente guidata dalla visione del professionista: l’unico in grado di unire competenze tecniche e mediche, interprete insostituibile dei bisogni e costruttore di soluzioni realmente efficaci.

