Scoperto un nuovo gene coinvolto nello sviluppo della sclerosi multipla

Scoperto un nuovo gene coinvolto nello sviluppo della sclerosi multipla

Lesioni della sclerosi multipla nel tronco cerebrale e nel midollo spinale (fonte: Wikipedia).

Si chiama Tnfsf13B il gene probabilmente coinvolto nello sviluppo di sclerosi multipla e lupus eritematoso sistemico, entrambe malattie autoimmuni definite multifattoriali. Si tratta di un gene che codifica per la citochina Baff. Uno studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine indica in alcune forme di questo gene il ruolo base nel determinare il rischio di sviluppare queste due malattie. Lo studio è stato condotto da un gruppo internazionale di ricercatori ed è stato cofinanziato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (Fism) e coordinato da Francesco Cucca, direttore dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irgb-Cnr) e professore di genetica medica all’Università di Sassari. Spiega il professor Cucca: «per lungo tempo si è ritenuto che i linfociti T fossero le cellule primariamente coinvolte nella sclerosi multipla. Oggi, anche grazie a questo studio, emerge un ruolo primario dei linfociti B in questa patologia. Queste cellule immuni, tra le altre funzioni, producono anticorpi che normalmente ci difendono da certi tipi di microbi ma che, in qualche caso, possono diventare auto-anticorpi e partecipare alla risposta infiammatoria che sta alla base di alcune forme di autoimmunità».
Lo studio, tuttavia, non ha solo permesso di individuare la variante che predispone a sviluppare sclerosi multipla e lupus (denominata Baff-var), ma anche di rivelarne i meccanismi d’azione. Interviene ancora il professor Cucca: «Baff-var è associata al rischio di sviluppare sclerosi multipla e lupus attraverso particolari meccanismi molecolari da noi chiariti in dettaglio, che determinano un aumento considerevole dei livelli ematici di Baff, che a sua volta determina un aumento del numero dei linfociti B e dei livelli di anticorpi, suggerendo quindi un ruolo di queste variabili immunologiche nel processo alla base della malattia. I risultati di questo studio sono coerenti con il fatto che il primo farmaco ad aver dimostrato efficacia terapeutica nel lupus in uno studio clinico controllato era proprio uno specifico farmaco anti-Baff. Le conclusioni sono inoltre supportate dai risultati positivi ottenuti di recente con terapie in grado di ridurre il numero di cellule B nella sclerosi multipla, nel lupus e in altre patologie autoimmuni». Lo studio si è basato sul sequenziamento dell’intero genoma in migliaia di individui sani e malati, abbinato a una caratterizzazione molto dettagliata dei loro profili immunologici: partendo da individui sardi, la ricerca si è poi estesa a soggetti dell’Italia peninsulare a spagnoli, portoghesi, inglesi e svedesi.

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