Attività riabilitative: la Sardegna modifica gli standard

Attività riabilitative: la Sardegna modifica gli standardLa Sardegna è una Regione con ampie aree rurali e chi vive in questi territori spesso ha difficoltà a raggiungere i centri principali dove, fino a poco tempo fa, si trovava la maggior parte delle attività di riabilitazione. Con gli standard minimi individuati dalla Giunta regionale nel 2010, infatti, gli studi di riabilitazione non riuscivano a rimanere aperti nelle zone più impervie della Regione. Eppure assicurare l’accesso alla riabilitazione in modo uniforme su tutto il territorio regionale è un punto importante per il Ssr. Ecco quindi che lo scorso 7 maggio la Giunta ha modificato i requisiti minimi per l’apertura di attività riabilitative come: centri diurni a valenza socio-riabilitativa per persone con disabilità in situazione di gravità; centri di riabilitazione globale diurna per persone con disabilità fisica, psichica e sensoriale; i presidi di riabilitazione globale a ciclo continuativo per disabilità fisica, psichica e sensoriale; presidi residenziali a valenza socio-riabilitativa.
In particolare, se prima era richiesto un accesso minimo di 20 persone al giorno, oggi il numero è sceso a 12. «La nostra Regione», afferma Luigi Arru, assessore alla Sanità della Regione Sardegna, «presenta una densità di popolazione pari a 69 abitanti per chilometro quadrato, meno di un terzo di quella rilevata nel resto d’Italia (pari a 212 abitanti per chilometro quadrato). Con le regole attuali, che prevedono parametri per l’accesso alle strutture, abbiamo registrato difficoltà in molte aree ad aprire o mantenere in piedi simili attività. Questo accade in particolare nelle zone rurali e con più importante dispersione demografica, sia per la carenza di strutture in genere sia per la difficoltà a raggiungere i servizi ospedalieri e/o territoriali esistenti, spesso ubicati a una distanza e/o tempo di percorrenza dal domicilio dei pazienti che ne limitano l’effettiva accessibilità».

Stefania Somaré

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