Nuovo accordo tra Policlinico Gemelli e Special Olympics Italia

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Sono numerose le associazioni impegnate nell’assicurare ai disabili un modo per tenere allenato il corpo e allo stesso tempo relazionare.
E infatti l’ambito di relazione e integrazione con l’altro è molto forte quando si fa parte di una squadra.
Questa è una certezza, ma in reale fino a oggi nessuno ne ha indagato la veridicità scientifica.
Un vuoto che sarà presto colmato: è stato infatti presentato il primo progetto che si propone di indagare e comprendere in che misura la pratica sportiva può migliorare la qualità di vita e le relazioni delle persone con disabilità intellettive.
A portarlo avanti saranno l’Irccs Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e Special Olympics Italia, che hanno firmato una intesa di lavoro durante i Giochi Nazionali Estivi Special Olympics di Montecatini che si sono svolti dal 4 al 9 giugno scorso.

Oltre alla ricerca scientifica in ambito di sport e disabilità, l’intesa si propone anche di individuare protocolli e linee guida per persone con disabilità intellettiva che svolgono attività sportiva, magari definendo quale sport è più adatto per quale tipologia di soggetto, e di promuovere comunque lo sport come strumento di formazione e integrazione sociale.

Questa collaborazione da una parte permetterà al team del Gemelli di poter lavorare con un alto numero di atleti con disabilità intellettiva.
Lo stesso ospedale dovrà inoltre formare il proprio personale medico sulle tematiche della Medicina dello Sport e della Neuropsichiatria Infantile.

Il vantaggio per Special Olympics sarà di potersi appoggiare a un ospedale di qualità come il Gemelli che fornirà ai propri atleti prestazioni sanitarie, visite e accertamenti diagnostici e, nel caso di coloro che andranno ai Giochi Mondiali di Abu Dhabi, programmati per la prossima estate, anche visite specialistiche e ulteriori prestazioni sanitarie.
Quali aspetti verranno maggiormente presi in considerazione dai professionisti della Fondazione romana? Risponde la dottoressa Marika Pane, responsabile del team di ricerca della Neuropsichiatra Infantile: «il nostro protocollo di ricerca mira a delineare possibili connessioni tra lo sport e la qualità della vita, e il benessere percepito, in un campione di adolescenti e giovani adulti affetti da disabilità intellettiva, che gareggiano in attività agonistiche.
Il nostro interesse si concentrerà sulle variabili di ansia e depressione, e sulla percezione di modificazioni corporee ed emotive connesse ad esse; saranno eseguiti dei test ad hoc per valutare le relazioni interpersonali, in particolare in ambito sociale, scolastico e familiare; e altri parametri relativamente alla comunicazione, alle abilità quotidiane e alla socializzazione.
In particolare, siamo interessati a comprendere le possibili variazioni, all’interno del campione, dalla fase precedente a quella successiva alla prestazione sportiva, al fine di stimare l’impatto della competizione e della performance di ciascun atleta, confrontando, in una seconda fase, i risultati emersi con quelli di un gruppo di controllo. Insomma, somministreremo dei test prima e dopo le gare per appunto testare come lo sport migliora la percezione di sé e le relazioni sociali dei ragazzi con disabilità intellettiva».
In questo modo sarà possibile rendere ancora più chiaro un ambito sempre più importante nella vita dei bambini e degli adulti con disabilità.

Stefania Somaré

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