Il tessile che cura

Le calze compressive medicali vengono prodotte a partire da filati elastici, che possono essere sintetici (come il nylon e la lycra) o naturali (come le gomme naturali e il caucciù). Ognuno di questi tessuti ha caratteristiche particolari che lo rendono adatto alla produzione di questo dispositivo medico. Prendiamo a esempio le gomme naturali. Si tratta di filati ottenuti dalla lavorazione del lattice presente in alcune particolari piante, tra cui l’albero della gomma (Hevea brasiliensis), il tarassaco russo (Taraxacum kok-saghyz) e il guaiule (Parthenium argentatum), in cui le gomme costituiscono una sospensione colloidale. Dato che sopportano male le variazioni di temperatura, le gomme naturali devono essere “vulcanizzate” prima di essere usate per la produzione delle calze elastiche medicali: in questo modo restano elastiche anche in inverno. Il loro principale vantaggio è che sono molto estensibili e possono quindi adattarsi alle variazioni volumetriche di un arto mantenendo comunque inalterata la compressione. Regine del mercato fino all’inizio del Novecento, con la scoperta del petrolio e l’acquisizione della tecnologia utile a lavorarne gli scarti, le fibre naturali – oggi usate principalmente per la produzione di calze a forte compressione – sono state sostituite da quelle artificiali, principalmente il nylon, l’elastan e la lycra. Molto elastici, i filati sintetici offrono il vantaggio di essere molto resistenti e rompersi con grande difficoltà. Esiste infine la microfibra che, pur essendo molto elegante, è fragile e molto costosa. La lavorazione di questi filati viene fatta a telaio, ovviamente. La normativa Ral prevede l’uso di telai circolari, anche se per la produzione di particolari calze su misura è concesso anche il telaio lineare. I primi consentono di ottenere calze elastiche più eleganti e di grande vestibilità, in assenza di cuciture, con qualche limite maggiore sulle taglie e utilizzano computer per il controllo del modellamento della calza che viene ottenuto variando sia l’ampiezza del punto (nodo del filato) sia la tensione della trama (pretensionatura e guipage del filo), in un processo tanto affascinante quanto complesso.

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