Fondazione Don Gnocchi: per un’innovazione accessibile ai pazienti

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Maria Chiara Carrozza
Maria Chiara Carrozza

Pisana e laureata in fisica con una tesi sulle particelle elementari, Maria Chiara Carrozza è ordinario di Bioingegneria Industriale presso la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa della quale è rettore ed è stata ministra per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca nel governo Letta.

Dall’inizio di quest’anno Carrozza è direttrice scientifica dell’Irccs Fondazione Don Gnocchi. Un ruolo, questo, che la riporta vicina ad alcuni dei suoi interessi primari. Poiché al di là delle esperienze di governo e istituzionali la sua attività scientifica è stata sempre «mirata all’aumento dell’autonomia e al miglioramento della qualità della vita».

Concetti che si sono esplicitati nell’interesse per temi quali «bioingegneria della riabilitazione, mani artificiali, protesi cibernetiche, sistemi per il recupero e il ripristino delle capacità sensoriali e motorie, pelle artificiale sensorizzata».

Fin dal momento dell’annuncio della sua nomina – Carrozza succede a Paolo Mocarelli, in carica sino al 31 dicembre scorso – gli indirizzi della sua azione sono stati chiari.

L’idea è «consolidare e far crescere l’attività di ricerca scientifica della Fondazione Don Gnocchi, riconosciuta come Irccs segnatamente per le strutture di Milano e Firenze, collaborando con la direzione medica e socio-assistenziale e con la direzione Sviluppo innovazione».

In un’intervista concessa a Ortopedici&Sanitari l’ex deputata e autrice di un vasto numero di pubblicazioni scientifiche ha illustrato nel dettaglio le auspicate linee guida del suo mandato.

«È una nomina importante che ho fortemente voluto», ha detto Maria Chiara Carrozza, «e che mi permette di riportare al centro dei miei interessi la ricerca traslazionale e chiudere così per certi versi il cerchio del mio percorso formativo. Ora il mio obiettivo principale è intensificare la sperimentazione medicale per rendere l’innovazione accessibile ai pazienti».

C’è, dietro a una tale dichiarazione di intenti, una circostanziata riflessione che ha per oggetto l’idea stessa della disabilità e i compiti che in un simile contesto strutture come la Fondazione sono chiamate, oggi più che mai, ad assumersi.

«I nostri Istituti di Milano e Firenze», ha proseguito, «nascono per dedicarsi alla riabilitazione con la finalità di consentire alle persone colpite da particolari traumi o patologie di recuperare e anzi migliorare la qualità della loro vita, facendo leva sulle migliori tecnologie attualmente disponibili sul mercato. Questo vuol dire che alla malattia e al malato non si deve né si può guardare solamente come a un’ulteriore occasione di marginalità. Bisogna che ai soggetti che si rivolgono a noi siano offerte opportunità concrete di un miglioramento delle loro abilità e di differenziazione delle stesse».

È un richiamo forte: «all’individuo cosiddetto disabile», ha osservato Carrozza, «sovente viene negata la possibilità di esprimere quelle che, invece, sono le sue effettive abilità. Questo deve essere invece il traguardo della ricerca. La malattia, per chi chiede riabilitazione, non va vista come l’elemento caratterizzante e dominante l’esistenza. Perché le persone vanno messe in condizione di tornare ciò che erano e, anzi, di divenire qualcosa di migliore».

Roberto Carminati

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