Contro la cellulite è utile la compressione elastica?

Da tempo la terapia della cellulite – tecnicamente pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica (Pef) – si è impadronita di metodiche clinico-strumentali che combattono la stasi. Anche il massaggio praticato dalla paziente per applicare una crema ha l’obiettivo di attivare la circolazione. Simili ma più efficaci sono, ovviamente, le sedute di massoterapia e linfodrenaggio, le cure termali idriche, l’attività fisica mirata; l’obiettivo ultimo è sempre attivare il microcircolo cutaneo per combattere il circolo vizioso che porta alla Pef conclamata. Va sempre ricordato che, con il procedere del danno ai tessuti, è sempre meno facile interferire nel processo, anche perché non disponiamo di farmaci capaci di agire con efficacia sugli spazi intercellulari nei quali la malattia si estrinseca. La possibilità di agire sull’evoluzione della Pef con la compressione elastica è stata prospettata già molti anni fa ma non vi sono studi convincenti in merito. In generale si può affermare che una calza elastica, contrastando la stasi venosa, potrebbe per lo meno interferire con il progredire della Pef. Questa affermazione si scontra però con la constatazione del fatto che la Pef si estrinseca soprattutto a livello della radice di cosce e anche, dove la compressione elastica esercita la sua azione con meno efficacia. Resta il fatto che, in presenza di concomitante malattia venosa, la compressione elastica è un supporto fondamentale.

Guido Arpaia

medico angiologo, UOC di Medicina 2 e UOS di Angiologia, Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate, Presidio di Vimercate (MB)

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